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Abolire i voucher senza alternative? Non è una soluzione


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Pareri quasi unanimi questa mattina nella partecipatissima puntata di Brunomattina in cui abbiamo commentato l’abolizione totale dei voucher voluta dal Governo per scongiurare il referendum promosso dalla Cgil per il 28 maggio. Artigiani, commercianti, ma anche semplici cittadini hanno mosso più di una obiezione. Il gelataio, che ha bisogno solo nel fine settimana, nel periodo estivo e solo quando c’è bel tempo, di aggiungere collaboratori al personale regolarmente assunto. La fioreria che ha bisogno a San Valentino, l’8 marzo, per la festa della Mamma o per Natale e non negli altri periodi dell’anno. L’artigiano che lavora nella meccanica che già spende circa 5000 euro al mese per pagare 1500 euro di stipendio a un dipendente e non può assolutamente permettersi un altro dipendente nemmeno a tempo e non potrà più avvalersi di collaboratori a voucher quando, con un preavviso minimo, arriva nuovo lavoro. La famiglia che pagava a voucher baby sitter qualche volta al mese, all’occorrenza. Hanno scritto pensionati che arrotondano assegni Inps da 800-900 euro con lavori pagati a voucher senza alternative; hanno scritto studenti che erano lieti di guadagnare qualcosa a voucher facendo i camerieri a chiamata. In mezzo, qualcuno (pochi) ha affermato che gli imprenditori ora dovranno assumere a tempo determinato o part time accettando di spendere di più per garantire i diritti dei lavoratori: il problema è quanto margine di guadagno resti. Se è insufficiente per garantire la tenuta dell’attività, restano assai poche possibilità e molti problemi. “E’ una riforma monca – conferma il consulente del lavoro Domenico Vitale -; si procede a pezzetti e manca sempre qualcosa. Ovvio che le assunzioni anche a tempo fanno lievitare i costi e non tutte le attività o le famiglie sono nelle condizioni di sostenerle”.