Home Magazine Giorni di vinile 11 Maggio la morte di Bob Marley

11 Maggio la morte di Bob Marley

Il 6 febbraio scorso avrebbe compiuto 70 anni il protagonista della musica reggae o comunque colui che ha contribuito a sviluppare e diffonderla in tutto il mondo. Proprio per onorare questo aspetto, un mese dopo la sua morte fu insignito del “Jamaica Order of Merit”, un’onorificenza Gimaicana, la terza per importanza nel sistema di onorificenze giamaicano, conferita a cittadini locali o insigni cittadini di altri Paesi che si sono particolarmente distinti in ambito internazionale nelle scienze, nelle arti, nella letteratura e in altri campi.

Più recentemente per celebrarlo, il 17 febbraio è uscito “Easy Skanking” un cofanetto che conterrà il concerto omonimo del ’78.

Manca da 38 anni e a causare la sua morte un melanoma al piede destro.

Indiscutibilmente tutta la sua musica è stata caratterizzata da temi legati alla lotta contro l’oppressione politica e razziale, tanto che l’aspetto politico prevalse rispetto a quello musicale facendo di lui un leader politico, spirituale e anche religioso.

Proprio per questa sua attività, nel 1978bgli fu conferita la medaglia della Pace dalle Nazioni Unite.

Di padre britannico e madre giamaicana, già appena 17enne decise di voler diventare ‘Rasta’, di appartenere al Movimento ‘Rasta’ anche se Marley non avvicinò mai le frange più violente, al contrario, attraverso i suoi testi, ha tentato spesso di allontanare i giovani dalla violenza e dai loro atteggiamenti negativi.

Forse i più non sanno che subì svariati atti di bullismo a causa sia delle sue origini, che per la sua bassa statura (era alto 163 cm). Per contrastare queste aggressioni fu costretto a seguire corsi di autodifesa. I risultati ottimi gli fece guadagnare il soprannome di ‘Tuff Gong’.

La sua carriera musicale prende il via nel 1961 con la pubblicazione del singolo “Judge Not” che non ebbe però un gran ritorno di consensi


Perciò nel 1964, insieme a Peter Tosh, un altro cantante e musicista gamaicano e Bunny Livingston, cantante e percussionista giamaicano, formò il gruppo “The Wailers”

Agli inizi degli anni ’70 per sia Peter Tosh che Bunny Livingston, lasciarono la band per intraprendere strade soliste. La reazione di Bob Marley fu quella di riformare la band con nuovi musicisti. Insieme a loro continuò a suonare ma con una chiara distinzione nel nome, Bob Marley & the Wailers.

E’ del 1975 l’uscita di quello che sarà il suo primo storico singolo, l’indimenticabile “No Woman No Cry”


A segnare invece la fine della sua produzione nel 1980 “Uprising” una produzione in cui Bob Marley ha voluto imprimere un significato religioso. “Emancipate voi stessi dalla schiavitù mentale, nessuno a parte noi stessi può liberare la nostra mente…” così il testo di uno dei singoli, “Redemption

Il 23 settembre  1980 tenne il suo ultimo concerto allo Stanley Theater a Pittsburg e che faceva parte del suo ultimo tour “Uprising Tour”.

Già molto provato dalla malattia, Bob volle parlare con i suoi figli (14 in tutto, sei femmine e sette maschi. Tre con sua moglie Rita, due adottati e gli altri otto da altre relazioni).

In particolar modo chiese di Ziggy a cui disse “I soldi non possono comprare la vita”. E in occasione di quello che sarebbe stato il suo compleanno, nel febbraio scorso, a ricordarlo tra gli altri proprio lui, Ziggy, insieme al fratello Stephen.

Noi invece lo facciamo con il concerto di cui uscirà il cofanetto il prossimo 17 febbraio come.. su scritto


Come già scritto in queste pagine on line, vorrei ricordarvi ‘il “reggae” è diventato patrimonio dell’Unesco. Il comitato speciale dell’Unesco, radunatosi nella capitale delle Mauritius, ha stabilito che per “il suo contributo al dibattito internazionale su questioni di ingiustizia, resistenza, amore e umanità”, la musica reggae è entrata ufficialmente nella lista dei beni culturali immateriali patrimonio dell’umanità. La musica giamaicana nata negli anni ’60, famosa in tutto il mondo grazie ad artisti come Bob Marley e Peter Tosh, secondo l’agenzia delle Nazioni Unite avrebbe alimentato le coscienze dei popoli, educando le persone a riconoscere i valori fondamentali quali l’amore e la giustizia. Associato a melodie caraibiche e alla religione rastafariana, il reggae si accinge presto a diventare un vero e proprio stile di vita capace di contaminare vecchie sonorità e creare nuovi generi musicali. Il reggae, a distanza di anni, continua a conquistare riconoscimenti diffondendo messaggi di solidarietà e speranza a livello globale’

Patrizia Santini

 

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