Home Magazine Giorni di vinile 22 Febbraio 1987, muore Andy Wharol. Alla sua corte anche Loredana Bertè

22 Febbraio 1987, muore Andy Wharol. Alla sua corte anche Loredana Bertè

Andy Wharol rimane una delle icone più celebri del XX° secolo, figura di spicco della Pop Art, rimangono indimenticabili e sempre desiderate le sue opere.

Artista, performer, pittore, scultore, sceneggiatore, regista, direttore della fotografia, produttore e anche attore. Attraverso la sua visione dell’arte ha fondato la famosa “Factory”, uno spazio in cui i giovani artisti di New York potevano trovarsi a creare. Tanti grandi firme sono nate o transitate dalla ‘Factory’, la stessa di cui ha beneficiato (unica occasione italiana) proprio la nostra Loredana Bertè.

Infatti oltre ogni altro aspetto artistico, comunque non scisso dalla sua matrice artistica, il mondo della musica ha ricoperto un ruolo importante nella vita di Wharol. E’ stato lui ad esempio lo scopritore e il produttore dei “Velevet Underground” con Lou Reed e John Cale.

La conoscenza tra Wharol e Loredana Bertè avvenne nel 1981 quando la nostra artista raggiunse New York con Mario Lavezzi, allora oltre che suo produttore anche suo compagno, per imparare l’inglese e lavorare per il suo prossimo album che si intitolerà proprio “Made in Italy”.

I due si incontrarono nel negozio di Fiorucci, un altro luogo iconico di ritrovo all’epoca, sulla 59esima strada, ma Wharol in un primo approccio credette che fosse una delle bariste. A presentarli e sistemare i … ruoli fu Leonardo Pastore, un amico della Berté con cui condivideva l’appartamento di proprietà dello stilista italiano, al 49mo piano di una torre altissima.

Fu quello l’inizio di una collaborazione unica e irripetibile sia per Loredana che per la musica italiana.

A colpire particolarmente Andy di Loredana fu il brano “Movie”, il disco di apertura. Lo interessò al punto tale da realizzare attraverso la sua Factory, un video clip. Sia il regista che il fotografo che scatto l’immagine di copertina dell’album appartenevano alla cerchia di artisti appunto della ‘Factory’, Don Munroe il regista e Christopher Makos il fotografo.


“Made in Italy” uscito lo stesso anno, di matrice funk, ha visto la collaborazione della band americana Platinum Hook.

Ma l’interesse di Andy Wharol con le copertine di dischi è una passione che è viaggiata in perfetta sintonia tra lui e il gruppo di artisti della sua Factory che coniarono per la loro musa ispiratrice o il loro punto di riferimento, il nomignolo di Drella.  “Il nome è la contrazione di Dracula e Cinderella e vorrebbe evidenziare due aspetti differenti del suo carattere

Proprio utilizzando il soprannome, Lou Redd e John Cale, i due fondatori dei Velvet Underground che la morte del Maestro riavvicinò, pubblicarono nel 1990 un concept album in suo onore, intitolato “Song for Drella”in cui esaminavano nel dettaglio il pensiero e l’influenza di Warhol”


Non fu il solo esempio di dedizione ad un amico, perché anche David Bowie scrisse un brano per lui


Tornando alle copertine dei dischi, Wharol ne firmò oltre sessanta, celebre quella dei Velvet con la banana come simbolo

Ma altre sue opere sostennero le cover dei Rolling Stones

E ancora per Liza Minnelli, John Lennon, Aretha Franklin, solo per citarne alcuni.

Concluderei con una considerazione dello stesso artista, relativamente all’interesse suscitato
«Alcune aziende erano recentemente interessate all’acquisto della mia aura. Non volevano i miei prodotti. Continuavano a dirmi: “Vogliamo la tua aura”. Non sono mai riuscito a capire cosa volessero. Ma sarebbero stati disposti a pagare un mucchio di soldi per averla. Ho pensato allora che se qualcuno era disposto a pagarla tanto, avrei dovuto provare ad immaginarmi che cosa fosse»

Patrizia Santini

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