Home Magazine Giorni di vinile 5 Aprile 1994, muore 27enne Kurt Cobain, il leader dei Nirvana

5 Aprile 1994, muore 27enne Kurt Cobain, il leader dei Nirvana

Incontrandolo ho avuto l’impressione di una persona di una sensibilità estrema, indifesa, che difficilmente riuscivi a guardare negli occhi, con uno sguardo di paura come di un cucciolo braccato dal mondo” così intensamente lo ha descritto Serena Dandini dopo che Kurt e i Nirvana furono ospiti del suo programma “Tunnel” su Rai3 il 23 febbraio 1994. In quell’occasione la band americana interpretò “Serve the Servant” e “Dumb

Riporterà questa impressione anche all’interno del libro “Chi ha ucciso Kurt Cobain”. Per lui fu la sua ultima apparizione.

Una morte annunciata la sua, si potrebbe dire, che va a concludere una vita ancora sul nascere. Kurt infatti aveva appena 27 anni quando fu trovato morto nella sua casa a Seattle, ucciso da un colpo di fucile. L’anno prima aveva già rischiato la morte per overdose. In seguito dopo aver lasciato il programma di disintossicazione senza averlo completato si riunì alla sua band, i Nirvana. Fu in quel periodo che venne pubblicato “In utero” che si rivelò l’ultimo loro album in studio


Kurt infatti, l’anno dopo, nel 1994, una settimana dopo il concerto a Monaco (il loro ultimo), fu ricoverato in coma. Solo tre giorni dopo essersi ripreso, la morte


Leggendo la sua storia, si sente quanta sofferenza si sia insinuata nel 27enne musicista che ancora oggi continua ad essere il simbolo di una intera generazione, fragile e ribelle.

Ma le sue inquietudini nacquero già dall’infanzia, quando a causa di uno stato di iperattività, fu costretto ad assumere farmaci per concentrarsi meglio a scuola e per dormire la notte. Questo non gli servì comunque a farsi piacere lo studio, al quale preferì già da giovanissimo, il canto e la pittura.

La costituzione dei Nirvana si deve a lui e a Krist Novoselic nel 1984 e il successo che ottennero, paradossalmente aggravò le fragilità di Kurt che alla notorietà continuava a preferire luoghi più ristetti, intimi, come i night club. E’ in quegli anni che sviluppò molte dipendenze agli stupefacenti. Le criticità che ne conseguirono misero spesso a dura prova la stabilità del gruppo. Tanti erano gli elementi di contrapposizione nell’animo di Cobain, anche in musica. La amava e ne amava di tanti generi, seppur con molte disagi perché i testi di alcuni dei loro interpreti lo mettevano profondamente a disagio per i loro riferimenti sessisti e omofobi.

Come leggo e riporto, proprio per la chiarezza con cui viene descritto Kurt Cobain “Quello che ricorderemo, oltre alle canzoni scritte da Kurt per i Nirvana, è anche il suo stile. Tra gli ultimi ad entrare nel funesto Club 27 (è un’espressione giornalistica che si riferisce ad alcuni artisti, in prevalenza cantanti rock, morti all’età di 27 anni) insieme ad altri grandi musicisti come Jimi Hendrix, Jim Morrison e Janis Joplin, Kurt è stata l’anima cupa e disperata di una rivoluzione musicale che ha segnato i nostri anni ‘90”

C’è un periodo in cui le cose per lui sembrarono migliorare, il 1992 con il matrimonio con Courtney Love e la nascita della figlia Frances Bean. In quel periodo i Nirvana pubblicarono “Incesticide”. Uno dei brani inclusi nell’album è ‘Dive’

Come detto, era il successo il problema che nessuno dei Nirvana riusciva a sopportare, come è stato scritto ‘forse a creare un senso fortissimo di disagio e inquietudine in Kurt fu il dover convivere con se stesso come leader e figura di riferimento per molti giovani’.

A proposito di successo, i Nirvana lo trovarono dopo la pubblicazione dell’album “Nevermind” nel 1991. Uno dei brani è “Smells Like teen Spirit”

Commovente l’ultima lettera scritta in cui si rivolge all’amico immaginario della sua infanzia, “Boddah”, in cui gli confessa tutta la sua disperazione

«A Boddah.
Vi parlo dal punto di vista di un sempliciotto un po’ vissuto che preferirebbe essere un bimbo lamentoso. Questa lettera dovrebbe essere abbastanza semplice da capire. Tutti gli avvertimenti della scuola base del punk-rock che mi sono stati dati nel corso degli anni, dai miei esordi, come l’etica dell’indipendenza e della comunità si sono rivelati esatti. Non provo più emozioni nell’ascoltare musica e nemmeno nel crearla e nel leggere e nello scrivere da troppi anni ormai. Questo mi fa sentire terribilmente colpevole. Per esempio quando siamo nel backstage e le luci si spengono e sento alzarsi forte l’urlo del pubblico, non provo quello che provava Freddy Mercury , che si sentiva inebriato dalla folla, ne traeva energia e io l’ho sempre ammirato e invidiato per questo. Il fatto è che non posso imbrogliarvi, nessuno di voi. Semplicemente non sarebbe giusto nei vostri confronti né nei miei. Il peggior crimine che mi possa venire in mente è quello di fingere e far credere che io mi stia divertendo al 100%. A volte mi sento come se dovessi timbrare il cartellino ogni volta che salgo sul palco. Ho provato tutto quello che è in mio potere per apprezzare questo (e l’apprezzo, Dio mi sia testimone che l’apprezzo, ma non è abbastanza).

Ho apprezzato il fatto che io e gli altri abbiamo coinvolto e intrattenuto tutta questa gente. Ma devo essere uno di quei narcisisti che apprezzano le cose solo quando non ci sono più. Sono troppo sensibile. Ho bisogno di stordirmi per ritrovare quell’entusiasmo che avevo da bambino. Durante gli ultimi tre nostri tour sono riuscito ad apprezzare molto di più le persone che conoscevo personalmente e i fan della nostra musica, ma ancora non riesco a superare la frustrazione, il senso di colpa e l’empatia che ho per tutti. C’è del buono in ognuno di noi e credo di amare troppo la gente, così tanto che mi sento troppo fottutamente triste. Il piccolo triste, sensibile, ingrato, pezzo dell’uomo Gesù! Perché non ti diverti e basta? Non lo so. Ho una moglie divina che trasuda ambizione ed empatia e una figlia che mi ricorda di quando ero come lei, pieno di amore e gioia.

Bacia (Frances, ndr) tutte le persone che incontra perché tutti sono buoni e nessuno può farle del male. E questo mi terrorizza a tal punto che perdo le mie funzioni vitali. Non posso sopportare l’idea che Frances diventi una miserabile, autodistruttiva rocker come me. Mi è andata bene, molto bene durante questi anni, e ne sono grato, ma è dall’età di sette anni che sono avverso al genere umano. Solo perché a tutti sembra così facile tirare avanti ed essere empatici. Penso sia solo perché io amo e mi rammarico troppo per la gente. Grazie a tutti voi dal fondo del mio bruciante, nauseato stomaco per le vostre lettere e il supporto che mi avete dato negli anni passati. Io sono un bambino incostante, lunatico! E non ho più nessuna emozione, e ricordate, è meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente.

Pace, amore, empatia. Kurt Cobain.

Frances e Courtney, io sarò al vostro altare.
Ti prego Courtney tieni duro, per Frances.
Per la sua vita, che sarà molto più felice senza di me.
VI AMO. VI AMO. »

Desidero concludere proprio riascoltando il brano di Neil Young citato proprio da Kurt Cobain.

My My, Hey Hey (Out Of The Blue)”  “meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente.

Patrizia Santini

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