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Buon Compleanno Vasco Rossi

La cosa più difficile non è essere dei fenomeni o degli eroi…. La cosa più difficile è essere persone normali”  Vasco, che questa mattina ha pubblicato su Instagram, il seguente post

E’ proprio come il vino buono, più invecchia, meglio è… Il grande rocker emiliano, nato a Zocca comune nel modenese,  compie oggi, 7 febbraio, 67 anni e bisogna riconoscere che da qualche anno a questa parte sembra aver trovato un ennesima nuova rilettura della sua vita professionale. Grinta, creatività, forza, genialità, energia, consapevolezza, umiltà,.. tanti aggettivi che conducono all’amatissimo Blasco o Komandante o semplicemente Vasco.

Ecco infatti come ne parla, in esclusiva per noi Massimo Cotto, giornalista musicale e autore nel 2005 di “Vasco Rossi, Qui non arrivano gli angeli” edito da Aliberti

La prima frase banale da dire, che però è profondamente vera, è che Vasco è Vasco perché è riuscito intanto in un miracolo, quello di trasformarsi da portavoce involontario della generazione che non ha più santi né eroi, a invece portavoce di tutti. C’è un po’ di Vasco dentro ognuno di noi indipendentemente da quanti anni abbiamo, da quello che facciamo nella vita, da quanto borghesi o ribelli siamo.. C’è una parte che è quella che lui riesce a tirare fuori e che fa sì che tutti quanti noi ad un certo punto ci si identifichi in lui.

Chiunque lo abbia frequentato, chiunque lo abbia incontrato almeno una volta, sa che non esiste alcuna differenza fra quello che è sul palco e quello che è sotto. E’ un artista assolutamente genuino, vero. E credo che sia questo, al di là delle canzoni straordinarie che scrive, il segreto del suo successo, cioè il fatto che è riuscito sempre ad essere se stesso sena nascondere i suoi limiti e senza provare a fingere di essere ciò che non è”

L’esempio più recente, il più eclatante il Modena Park 2017, il concertone che ha tenuto il 1° luglio di 2 anni fa per auto celebrare i suoi 40 anni di attività musicale.

L’evento ha battuto il primato mondiale del concerto con il più alto numero di spettatori paganti, 225.173, per un solo evento. Le immagini rimarranno per sempre nella memoria, come le forti emozioni per i fortunati presenti. Radio Bruno c’era e ne ha colto ogni momento. Quello di Modena è stato il  suo 781º concerto.

Come ci ha scritto un suo fan “Vasco alza gli occhi e guarda su…solo il celo e piu grande di te”

E visto che proprio in questi giorni si sta svolgendo il Festival di Sanremo, giunto, come saprete, alla sua 69esima edizione, perché non ricordare il legame che questo palco, tanto amato e temuto, ha con lui. Una partecipazione da ospite, 4 come autore, ma quelle che ovviamente rimangono maggiormente impresse nella memoria comune, sono state le sue 2 partecipazioni. Si potrebbe dire, “da manuale”, per la personalità del rocker?

Nel 1982 (32esimo Festival della canzone italiana) si presentò portando al pubblico “Vado al massimo”. Molti ricorderanno la sua performance che non mancò di fare scalpore. Al termine dell’esibizione infatti Vasco Rossi prese il microfono e lo infilò nella tasca della giacca prima di voltarsi ed uscire dal palco, ma il filo di cui erano dotati ancora i microfoni, non era abbastanza lungo e strappò l’apparecchio dalla tasca e lo fece piombare sul pavimento provocando un forte boato. Questo fece pensare ad un gesto dispregiativo nei riguardi della manifestazione

Tornò comunque l’anno dopo, nel 1982 presentando “Vita spericolata” canzone che nonostante riuscì ad arrivare in finale, finì al penultimo posto in classifica. Di certo questo non ha precluso il successo al brano, che è diventato uno dei ‘classici’ della nostra musica, un ‘ever green’. Ma anche in questa occasione non mancò di farsi notare. Infatti il Blasco, all’attacco dell’ultimo ritornello abbandonò improvvisamente il palco mentre la base musicale continuava a suonare, dimostrando che aveva cantato in playback.


“Vita Spericolata” tra l’altro fu  l’unica canzone che venne riproposta come cover. A tentare l’impossibile, Thelma Houston che la cantò in inglese nei primi anni ’90, intitolandola “Vita spericolata, My life is mine”.


In questa giornata di festa per Vasco è giusto anche ricordare che ad oggi ha pubblicato 29 album. Il primo “Ma cosa vuoi che sia una canzone” risale al 1978 con una particolarità: la copertina interna presentava i ringraziamenti scritti da lui stesso: “Vasco Rossi: nato a Zocca e cresciuto qua e la! Età? (E chi se ne frega! Certo che se ne avessi meno ve l’avrei detto). Mangio poco e fumo molto, e mia madre è sempre in pena! Vorrei dedicare questo album a tutti quelli che mi vogliono bene! (Può sembrare patetico o retorico, ma è sincero!). Non li scrivo perché (per fortuna) tutti non ci starebbero. Uno in particolare, senza il quale non avrei mai fatto niente: Gaetano (bethoven) Curreri. Grazie e ciao a tutti”

E ancora 47 EP e 11 DVD, il primo dei quali è stato “Rewind” pubblicato nel 1988. Vasco Rossi è certamente uno dei cantautori italiani che ha venduto il maggior numero di dischi. Tra i tanti riconoscimenti ha ricevuto anche la Laurea Honoris Causa in Scienze della Comunicazione nel 2005 dall’Università IULM di Milano.

Un altro aspetto che in questi ultimi anni ha ricoperto ruoli importanti per Vasco Rossi, è quello ‘social’, in cui ha riversato tutto se stesso, attraverso cui ha passato immagini e spezzoni della sua vita, .. Proprio a proposito di ‘social’ in un lungo post ha voluto ribadire che  “Io scrivo per Komunicare, non per compiacere. Per quello che sono o per quello che ho realizzato rispondo che io ringrazio sempre e solo il cielo e la chitarra”

Inoltre da un po’ di tempo a questa parte accompagna i suoi tantissimi follower con “L’ora di.. storia..!!” in cui tappa dopo tappa racconta il suo percorso, ricorda avvenimenti ed eventi, parla di colleghi e amici e lo fa davvero a cuore aperto, senza filtro. Leggere per credere. Nell’ultimo, pubblicato lo scorso 2 febbraio, ha raccontato i primi tempi, quelli di Punto Radio e dell’incontro con quegli amici musicisti che per lungo tempo gli sono stati a fianco, che hanno fatto poi parte della sua band, la Steve Rogers Band, che in alcuni casi gli hanno voltato le spalle. Nel racconto non ha infatti neppure lesinato particolari di amicizie interrotte, di probabili competizioni, di collaborazioni finite. Erano i tempi di “Liberi liberi”

 

Ma anche la scoperta di tante altre persone, alcune delle quali insieme a lui ancora oggi. Tra le tante curiosità che lo riguardano anche una sorta di abitudine scaramantica, prima di ogni concerto infatti Vasco Rossi scrive da solo, su un foglio, la scaletta che dovrà eseguire e poi la ripete insieme ai suoi musicisti. Dietro l’angolo però ci riserva un altro rito, quello di mangiare pistacchi.

Ma di tante cose che di lui si sanno, che su di lui vengono scritte o raccontate, ce ne sono alcune meno note, necessarie però a meglio delineare  il suo profilo. Ad esempio quando morì il padre nel 1979, Vasco disse alla mamma Novella “Mamma, vado, salgo sul palco e vedo se mi viene voglia di cantare o piangere. Se piango smetto per sempre, se canto continuo..” Inutile dire come andò. Ed è proprio a favore della mamma che destinò i proventi dell’album ‘Bollicine’ e dei concerti di quel tour coi quali riuscì ad acquistare una villetta (la villetta di Verrucchia) in cui poter vivere insieme e che ad oggi è diventata la sua seconda casa.

Infine non dimentichiamo che Vasco Rossi è stato il primo artista italiano a mettere a disposizione un video (“Gli Angeli”) su internet. Anche uno dei primi a livello mondiale. Il video diretto da Roman Polanski costò circa 600 milioni.

Come ricorderete nel 2012 una parte dell’Emilia è stata devastata dal terremoto. Lui volle regalare ai ragazzi colpiti dal sisma un autobus chiamato “Albachiara”, come uno dei suoi principali successi. A proposito, lo sapevate che Albachiara è stata per Vasco un po’ come Beatrice per Dante e Silvia per Leopardi? Era infatti la figlia 13enne del padrone del bar sotto casa della famiglia Rossi e che andava e veniva da scuola mentre Vasco la guardava dal balcone facendosi ispirare dalla sua innocenza.

Patrizia Santini

 

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