Home Sport Toscana ACF Fiorentina Giancarlo Antognoni si racconta nel giorno del suo 67esimo compleanno

Giancarlo Antognoni si racconta nel giorno del suo 67esimo compleanno

Nel giorno del suo 67° compleanno, la Fiorentina ha pubblicato una lunga intervista a Giancarlo Antognoni. Ve ne proponiamo un estratto:

“Quando sono arrivato ero legato a Roggi, Guerini, e tutti i giocatori che avevano più o meno la mia età. Moreno Roggi è stato mio compagno di appartamento anche quando sono arrivato a Firenze. All’inizio eravamo in villa in via Carnesecchi, poi ci siamo spostati in appartamento insieme. Eravamo 4 o 5 giovani nella Fiorentina, emergenti, bravi. Guerini, Roggi, Desolati, Caso… Poi dopo sono arrivati gli stranieri, come Bertoni e Passarella.

In campo mi divertivo un pò con tutti, dai giovani all’inizio come Caso e Casarsa, a Bertoni. Chiaramente, negli anni ’70 avevamo un tipo di squadra, dopo il 1980 invece abbiamo sfiorato lo Scudetto, avevamo una squadra competitiva, con Graziani, Pecci, Bertoni, Passarella.

Con i tifosi ho sempre avuto un ottimo rapporto. A Firenze mi hanno sempre trascinato. Non sono mai voluto andare via, nonostante le offerte di squadre importanti. Ma ero legato a Firenze. La Juventus mi voleva nel ’78, ma di comune accordo con il presidente non andai. Nel 1980 mi voleva la Roma, andai a cena dal Presidente Viola, ma gli dissi di no.

Potrei parlare all’infinito del legame con Firenze. E’ stato subito forte, fin da quando sono arrivato. Quando uscivo non mi criticavano mai. Sono rimasto perché sono sempre stato bene. Anche quando giocavo male – era difficile che giocassi male eh (ride, ndr) – i tifosi mi hanno sempre voluto bene, mi perdonavano alcune prestazioni sottotono. Ero sempre ‘Antognoni’. L’impegno non è mai mancato, assolutamente. Ci sono state annate anche negative, nel ’77 abbiamo sfiorato la retrocessione.

Le emozioni più grandi sono state l’esordio, il primo gol, e in generale le varie prime volte. Ci sono stati periodi belli e brutti. Qualche trofeo, anche se pochi purtroppo. Ricordo la Coppa Italia nel ’75 in finale contro il Milan. Poi la partita d’addio; fu molto bella per l’affetto della gente, anche se difficile.

L’amore dei tifosi per me si tramanda di generazione in generazione, da padre a figlio. Il tifoso fiorentino è legato ai colori, alla maglia. E chi ha dimostrato con i fatti, e non con le parole, di rimanere legato alla città e alla squadra, viene sostenuto sempre. Vuol dire che le scelte fatte hanno un valore.

Il rapporto con i tifosi è stato un colpo di fulmine. C’erano 1000-1500 persone ogni giorno a vedere gli allenamenti. E lì è iniziato il rapporto con i fiorentini.

I miei trofei sono l’amore dei tifosi. La carriera di ogni giocatore ha una durata, ma l’amore tra me e Firenze dura all’infinito”.

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