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GIORNI DI VINILE: 14 AGOSTO 1988, muore Enzo Ferrari

I sogni spesso sono contagiosi…” Enzo Ferrari

Aveva 90 anni quando si è spento a Modena, nella stessa città in cui è nato e vissuto (e il cui territorio è sempre stato la culla del marchio automobilistico in assoluto più celebre al mondo) lasciando appunto dietro di sé l’impero che gli è riconosciuto.

Ed è stato davvero un sogno, il ‘suo sogno’ a spingere la sua vita verso mete, per tutti, irraggiungibili.

Del territorio modenese i genitori, Alfredo di Carpi, Adalgisa di Marano sul Panaro. Un amore per questa terra che non tradì mai, tanto che ancora oggi, il cuore palpitante della Ferrari vive tra Modena e Maranello e non solo. Gli stessi colori dello stemma (la cui origine spiegherò più avanti) sono incuneati nel territorio. Infatti il cavallino rampante rimase nero, come l’originale, Ferrari aggiunse solo lo sfondo giallo, in onore del Modena calcio.

Incredibile, ma vero, nel raggiungimento del suo ‘sogno’, Enzo Ferrari scrisse anche di sport. Suo il resoconto sulla Gazzetta dello Sport, il 16 novembre 1914 dell’incontro Modena-Inter.

Il suo animo però celava un altro sogno, rimasto nel cassetto, quello di diventare tenore d’operetta. Certamente a dettare legge nel suo mordere la vita, la passione per i motori trasmessagli dal padre che aveva un’officina di carpenteria meccanica in via, neanche farlo apposta, Paolo Ferrari a Modena. Oggi questa struttura, insieme ad uno spazio espositivo, è la sede del Museo Ferrari.

Leggendo la sua storia ci si rende conto che fortunati non si nasce, ci si diventa, con il proprio lavoro, la propria determinazione, la propria voglia di farcela e.. citando una sua frase…. “..non ho una lira… però ho un progetto!” che pronunciò quando andò alla scalata dell’Alfa Romeo

Il 16 novembre 1929 infatti si costituisce la Società Anonima “Scuderia Ferrari” che aveva l’obbiettivo di acquistare automobili da corsa Alfa Romeo e partecipare quindi alle gare incluse nel Calendario nazionale sportivo e nel calendario dell’Associazione nazionale Automobil Clubs.

La scuderia divenne il reparto corse dell’Alfa Romeo e come il video ha mostrato, il fiore all’occhiello per Enzo Ferrari fu Vittorio Jano, il grande progettista allora arruolato alla Fiat che riuscì ad avere nel suo staff.

In quel periodo, oltre a sedersi personalmente alla guida di auto da corsa e gareggiare (nel 1920 cominciò a correre proprio su un’Alfa Romeo) mise insieme un gruppo di 40 piloti, tra cui gli indimenticabili Antonio Ascari e Tazio Nuvolari.

Qui la storia del  primo incontro proprio con Nuvolari, estratta dalla miniserie tv “Ferrari” in cui l’imprenditore fu interpretato magistralmente da Sergio Castellitto.

Fu proprio in quell’anno che commentò così se stesso:

Nel 1920 cominciavo soprattutto a far sentire con istintiva prepotenza la mia vocazione di agitatore di uomini e di problemi tecnici. Tengo a dire che, quale fui allora, sono adesso: mai mi sono considerato un progettista, un inventore, bensì soltanto un agitatore

Arrivare già fin lì non fu comunque cosa semplice. Enzo dovette guadagnarsi ogni gradino e lo fece con capacità e determinazione, subendo anche delusioni. Come quella iniziale, quando, poco prima della fine della prima Guerra Mondiale in cui era stato arruolato e poi dimesso a causa di un pleurite, si recò a Torino con il desiderio di essere assunto alla Fiat. Ricevette un due di picche, che lo gelò e che lo fece piangere dallo sconforto. Solo dopo vari tentativi presso le tante aziende metalmeccaniche torinesi trovò lavoro presso la Carrozzeria Giovannoni, specializzata nel recupero di autocarri leggeri. La ditta però passo un grave periodo di crisi e per non trovarsi spiazzato, Ferrari prese a viaggiare verso Milano in cerca di nuove aperture. Fu allora che incrociò la strada di una piccola azienda di proprietà di un amico, lo stesso che si prese cura di lui e gli propose  il ruolo di assistente al collaudo. Risale a quel periodo la partecipazione ad una importante competizione, la Targa Florio. Scarso però il successo.

Ma Ferrari era determinato a fare grandi cose. Nel 1923  vinse la prima edizione del Gran Premio del Circuito del Savio e si racconta che proprio in quell’occasione la madre dell’eroico pilota militare Francesco Baracca, il principale asso dell’aviazione italiana e medaglia d’oro al valor militare nella prima guerra mondiale (morì in battaglia nel 1918), gli consegnò lo stemma del figlio perché lo facesse suo, come portafortuna

Il simbolo tra i più ambiti al mondo, campeggia sulle auto Ferrari dal 1932. Quell’anno  segnò la crisi dell’Alfa Romeo che dovette ritirarsi dalle corse e della conseguente nascita della Ferrari, che stabilì inizialmente per motivi bellici, di protezione, la sede dell’Auto Avio Costruzioni a Maranello. L’azienda dopo la guerra divenne la “Scuderia Ferrari”, la più nota squadra nel mondo dell’automobilismo da corsa.

Il primo titolo mondiale di Formula 1 arrivò con Alberto Ascari nel 1952.

Di Enzo Ferrari si potrebbe continuare a raccontare e scrivere per ore, tanti sono gli aspetti che hanno contribuito al suo successo, tanti gli insegnamenti che la sua vita potrebbe riservare a chi si perde spesso d’animo e a chi pensa di non aver alcun sogno da realizzare.

Sempre molto riservato e poco disponibile alle interviste, ha comunque dovuto cedere qualche volta, come nel caso di Enzo Biagi. Due grandi a confronto, si direbbe. Alla domanda ‘Facendo un bilancio oggi, cosa direbbe?’, Ferrari laconicamente rispose “Un bilancio è quello che faranno quelli che mi porteranno al cimitero

Per concludere vi invito alla visione del cortometraggio che il Comune di Maranello ha realizzato in sua memoria

Patrizia Santini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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