Il 6 febbraio si è tenuta la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 allo stadio San Siro di Milano. Un grande spettacolo che ha visto artisti internazionali del calibro Andrea Bocelli, Mariah Carey e Ghali esibirsi sul palco. Tra loro c’era anche Laura Pausini, che ha avuto l’onore di interpretare l’inno italiano.
Un’esibizione che riscosso molto successo, ma ha anche scatenato qualche critica sulla performance e tra questi “scontenti” c’è anche Morgan, che ha pubblicato sui suoi canali social un video di commento: “Inno d’Italia alle olimpiadi. L’opinione dell’umile Morgan”.
L’artista brianzolo ha definito l’interpretazione come “completamente sbagliata”, ma “non perché Laura Pausini abbia cantato male, tutt’altro, l’ha cantato molto bene, molto intonata, con il suo stile ha ben rappresentato la musicalità italiana odierna. Anche perché è molto difficile davanti a un grande evento di questo tipo essere così impeccabili, ha dimostrato un grande livello, ma su questo non c’è alcun dubbio”.
Il vero problema, secondo Morgan, è “aver trasformato quel brano in qualcosa di assolutamente non italiano, averlo modificato a tal punto da renderlo irriconoscibile e deformato sembrava più musica adatta a un contesto Disney”.
Morgan ha poi continuato spiegando il ruolo culturale dell’Italia nella musica: “noi italiani abbiamo una grande storia di musica che raggiunge il picco del suo successo con Giuseppe Verdi, Puccini, un po’ prima con Donizetti. E’ quello il momento che rappresenta l’italianità nel mondo, quello che si chiama la musica occidentale tonale, l’armonia tonale. In quello l’Italia ha un importantissimo ruolo, tant’è vero che il grande musicista Roberto Schumann, nelle cento regole di vita musicale dice che qualsiasi musicista deve per forza conoscere i compositori italiani, perché è uno dei fondamentali della storia della musica italiana che parte da molto lontano, dall’invenzione della notazione musicale. Ed è per questo che in tutto il mondo ha ancora la terminologia italiana”.
E precisa che dovremmo riappropriarci della nostra identità musicale: “quando noi dobbiamo fare un inno con tutto il mondo che ci guarda, bisognerebbe appropriarsi dell’italianità e non fare quelli senza carattere, senza personalità, perché noi italiani siamo oggi in una condizione di sofferenza dal punto di vista musicale proprio perché non ci viene riconosciuto quel ruolo, altro che sovranità”.
E conclude: “Oggi secondo me è stato svuotato di italianità un simbolo dell’Ottocento italiano che ha un arrangiamento e un’armonia precisa. Reinventarlo l’ha portato in una direzione del tutto non italiana. Quindi oggi non abbiamo affermato cosa significa essere italiani da un punto di vista musicale. Abbiamo scimmiottato una cosa che non ci appartiene”.
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