
CARRARA – Il giorno dopo l’esonero di Gabriele Cioffi e l’arrivo di Guido Pagliuca, alla Carrarese non cambia soltanto l’allenatore. Cambia, inevitabilmente, il progetto tecnico sul quale la società aveva costruito una stagione iniziata appena cinque giornate fa.
È un cambio in corsa molto particolare, perché dall’altra parte c’è una storia che rende tutto ancora più curioso: Pagliuca lascia l’Empoli nello stesso campionato e, pochi giorni dopo, diventa l’allenatore della Carrarese. Non un semplice passaggio da una stagione all’altra, dunque, ma un trasferimento diretto da una panchina all’altra della stessa Serie B 2026/27.
L’Empoli aveva iniziato il campionato con Pagliuca in panchina: cinque giornate, sei punti, frutto di due vittorie e tre sconfitte secondo le ricostruzioni pubblicate nei giorni della separazione. Il tecnico ha poi lasciato il club azzurro, con la società che ha ufficializzato la risoluzione consensuale del rapporto il 28 settembre.
Ventiquattro ore dopo la Carrarese ha salutato Cioffi. Il 30 settembre ha annunciato Pagliuca. Una coincidenza temporale che rende questo cambio di panchina uno dei più particolari della stagione.
Cioffi: esonerato, ma ancora al lavoro
C’è però un altro particolare che merita di essere raccontato.
Gabriele Cioffi è stato ufficialmente sollevato dall’incarico il 29 settembre. Ma la sua ultima partita ufficiale era stata quella del 19 settembre contro il Benevento. Nel mezzo, la lunga sosta e una settimana di lavoro che ha portato la squadra fino all’amichevole del 26 settembre contro la Primavera del Pisa.
E qui c’è qualcosa di quasi paradossale.
Cioffi era già arrivato al capolinea, almeno nelle valutazioni della società, ma ha continuato per giorni a preparare la squadra.
Il 26 settembre, infatti, è ancora lui a guidare la Carrarese nel test contro il Pisa Primavera, una partita terminata 10-0. Il tecnico ha mandato in campo una formazione profondamente rimaneggiata e ha gestito anche le sostituzioni.
Tre giorni dopo, invece, il comunicato ufficiale sanciva la fine del rapporto con lui, con l’esonero contestuale del vice Ivan Franceschini e del collaboratore tecnico Massimo Belluomini.
Non è un dettaglio secondario. Perché racconta una società che, almeno pubblicamente, ha mantenuto Cioffi al lavoro fino a quando la decisione non è stata formalizzata, permettendogli di preparare anche l’ultima settimana di attività.
E forse proprio questo rende ancora più difficile separare il giudizio sui risultati da quello sul lavoro quotidiano.
I numeri di Cioffi prima di Carrara erano già un campanello d’allarme
Qui arriva la parte sulla quale, personalmente, credo sia necessario interrogarsi.
A Carrara Cioffi ha chiuso la sua esperienza con un solo punto nelle prime cinque giornate, con quattro sconfitte. È il dato che ha inevitabilmente accelerato la decisione della società.
Ma il punto non è soltanto stabilire se l’esonero fosse inevitabile.
La domanda, piuttosto, è:
Cioffi era davvero l’uomo sul quale costruire una squadra completamente nuova?
Perché prima dell’esperienza apuana il suo curriculum recente presentava numeri che avrebbero dovuto quantomeno invitare a una riflessione più approfondita.
Nelle sue ultime due esperienze prima della Carrarese, Hellas Verona e Udinese, Cioffi aveva collezionato complessivamente 34 partite di campionato, con 5 vittorie, 12 pareggi e 17 sconfitte: 10 partite a Verona nel 2022/23 e 24 a Udine nel 2023/24.
Non significa che quei numeri rendessero automaticamente Cioffi un allenatore da non scegliere.
Ma quando una società decide di ricostruire quasi da zero una rosa, cambiando profondamente identità, giocatori e prospettive, è lecito chiedersi se il profilo dell’allenatore sia stato valutato con la stessa attenzione riservata al mercato.
Ed è qui che, a mio avviso, le responsabilità non possono fermarsi alla panchina.
Il vero interrogativo riguarda la società
E questa è la parte nella quale mi sento di puntare il dito contro la Carrarese.
Non tanto perché abbia scelto Cioffi.
Ma perché una scelta così importante meritava, probabilmente, un’analisi ancora più approfondita.
La Carrarese ha deciso di affrontare l’estate con una vera rivoluzione. Ha salutato buona parte dell’ossatura degli ultimi anni e ha inserito moltissimi giovani: Macchioni, Reale, Vujevic, Topalovic, Khafi, Pinelli, Cissé, Cudrig e altri. Una scelta tecnica precisa, orientata alla valorizzazione di giocatori giovani.
Una rosa nuova richiede inevitabilmente tempo.
Ma proprio per questo diventa fondamentale scegliere prima l’allenatore e costruire insieme a lui una squadra coerente con le sue idee.
La sensazione che rimane, guardando oggi quello che è successo, è che alla Carrarese si sia dato forse troppo peso ai suggerimenti, alle conoscenze e ai profili proposti dal mercato e un po’ meno alla domanda fondamentale:
“Questo giocatore è davvero adatto a quello che vogliamo fare?”
E lo stesso interrogativo può essere posto per l’allenatore.
Il caso Macchioni è emblematico
Prendiamo Tommaso Macchioni. Nulla da dire sul valore potenziale del ragazzo. Classe 2006, cresciuto nel Sassuolo, centrale strutturato fisicamente, con una stagione importante in Primavera alle spalle e già una presenza da titolare in Serie A con il Sassuolo all’inizio di questa stagione.
Ma c’è un elemento interessante. Macchioni arriva da un percorso nel quale il Sassuolo Primavera lo ha utilizzato prevalentemente all’interno di difese a quattro: 4-2-3-1, 4-3-3, 4-4-2 e altre varianti.
La Carrarese, invece, aveva impostato la squadra sul 3-5-2. Non è una supposizione: Cioffi ha utilizzato quel sistema anche nelle prime giornate, compresa la gara contro l’Empoli.
E allora la domanda diventa legittima:
quanto è stata studiata la compatibilità tra il giocatore acquistato e il sistema nel quale avrebbe dovuto inserirsi?
Perché un difensore centrale può naturalmente adattarsi alla difesa a tre. E Macchioni ha caratteristiche che possono consentirglielo. Ma se costruisci una squadra partendo da un determinato sistema, la valutazione non dovrebbe fermarsi al talento del singolo.
Dovrebbe comprendere anche come quel talento verrà utilizzato.
È esattamente questo il genere di interrogativo che una società dovrebbe porsi durante il mercato.
E adesso Pagliuca
Ed è qui che arriva la parte più curiosa dell’intera vicenda.
La Carrarese sceglie Guido Pagliuca, appena uscito dall’Empoli, e gli affida un contratto fino al 30 giugno 2028. Con lui arrivano anche Bruno Loureiro Batista e Riccardo Carbone, mentre Daniele Deoma assume il ruolo di Coordinatore dello Staff Tecnico/Sportivo dell’Area Tecnica.
E Pagliuca conosce già perfettamente una parte del materiale che trova a Carrara. Ha appena affrontato la Carrarese da avversario il 5 settembre, quando l’Empoli vinse 1-0 allo stadio dei Marmi.
Ora dovrà allenare quei giocatori.
È uno dei paradossi del calcio moderno: meno di un mese fa preparava la partita contro la Carrarese, oggi prepara la Carrarese.
E non riparte da una rosa scelta da lui.
Dovrà capire rapidamente quali dei tanti giovani arrivati in estate siano immediatamente pronti, quali abbiano bisogno di tempo e quali possano diventare funzionali alla sua idea di calcio.
The Day After, quindi, non è soltanto il giorno di Pagliuca
È il giorno dopo una sconfitta sportiva della società, prima ancora che di Cioffi.
Perché se dopo cinque giornate sei costretto a cambiare allenatore, quando hai appena costruito una rosa quasi completamente nuova, la domanda non può essere soltanto “Cioffi ha sbagliato?”
Bisogna avere il coraggio di chiedersi anche:
“Abbiamo costruito bene il progetto?”
La Carrarese ha tutto il tempo per correggere la rotta. La stagione è lunghissima e Pagliuca è un allenatore che conosce la categoria: la società ricorda nel suo comunicato le 50 presenze in Serie B tra Juve Stabia ed Empoli e soprattutto i playoff conquistati con la Juve Stabia nel 2024/25.
Ma il cambio in corsa lascia una lezione che va oltre i cinque punti mancanti.
Quando ricostruisci una squadra da zero, non puoi permetterti di scoprire a settembre che allenatore, giocatori e sistema di gioco forse non erano stati pensati come un unico progetto.
Adesso Pagliuca avrà il compito di mettere ordine.
Alla società, invece, spetta quello di capire se il problema fosse soltanto la panchina.
Perché cambiare allenatore è semplice. Capire perché sei stato costretto a cambiarlo dopo appena cinque giornate è molto più importante.









