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Cesare Cremonini a Radio Bruno: “Ho ancora la locandina del primo Radio Bruno Estate cui ho partecipato”

Ci sono artisti che hanno un legame forte con Radio Bruno. Uno è sicuramente Cesare Cremonini che lo ha ribadito più volte durante la brillante chiacchierata con Clarissa Martinelli e Antonio Valli in diretta a Brunomattina dove ha presentato il suo nuovo lavoro “2C2C The Best Of”.

“Qui sono a casa mia”. Ha ricordato quando, nel 1999, prese parte per la prima volta al Radio Bruno Estate e per la stampa era “il biondino dei Lunapop. “Ho ancora a casa la locandina – spiega – e il nostro nome era scritto ancora in piccolo. Anno dopo anno il nome era sempre più grande!”. E ricordiamo la fatica della sicurezza a tenere ferme le ragazzine impazzite per questi ragazzini bolognesi ancora increduli per il successo inarrestabile di Squerez.

Il nuovo disco raccoglie molte sue canzoni in una versione rimasterizzata e molto materiale ghiotto per i suoi estimatori oltre a sei canzoni inedite, tra le quali la poetica “Al telefono” e la divertente “Giovane stupida” dedicata alla sua fidanzata Martina. “Ha 23 anni – spiega –, sono pazzo di lei. La canzone è una dichiarazione d’amore in cui ironizzo anche sul gap generazionale. Questi vent’anni hanno visto cambiamenti enormi e lei è cresciuta con riferimenti diversi dai miei, aveva tre anni quando ho iniziato a cantare io”. “Come chi è Mick Jagger?” chiede Cesare nel testo, irresistibile e prossimo singolo.

In via d’Azeglio a Bologna le luminarie di Natale quest’anno riportano stralci di Nessuno vuole essere Robin. L’anno precedente erano state scelte frasi delle canzoni di Lucio Dalla “Quando c’è stata la festa e si sono accese le luci ero in mezzo alla confusione – dice Cesare in diretta -, la mattina dopo, quando ho realizzato, mi sono commosso, ho pianto. E ho pensato a Lucio”

Cesare parla anche del rapporto col padre, stimatissimo medico morto da poco, al quale aveva dedicato Padremadre raccontando di una distanza di età eccessiva per capirsi “Padre, mille anni” diceva una strofa. “Negli ultimi anni c’eravamo capiti e mi rendo conto di essere diventato molto simile a lui – racconta –; io nella musica e lui come medico, alla fine, abbiamo fatto cose simili” e si lascia andare ai ricordi della sua infanzia, quando a sei anni fu obbligato dai genitori a prendere lezioni di pianoforte, fino a 5 ore al giorno e lui lo detestava. “Li ringrazio molto perché in questo modo ho potuto scrivere le prime canzoni e scoprire di poter avere così molto successo con le ragazze, più che se avessi imparato a fare molti palleggi a calcio. La musica serve per propagare la specie umana” e ride. Temeva il padre mentre scriveva le canzoni nella sua stanza: quando lo sorprendeva lo sgridava e gli intimava di studiare. Oggi Cesare continua a realizzare i suoi sogni. Riempie gli stadi, i biglietti vanno a ruba, a San Siro non si trovano più due posti numerati uno accanto all’altro, anche a Imola all’autodromo il 18 luglio si preannuncia un’atmosfera unica.

Guarda e ascolta l’intervista:

Guarda le foto della diretta:

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