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Emilia-Romagna, approvata la legge regionale sul suicidio medicalmente assistito

L’Emilia-Romagna ha approvato la legge sul suicidio medicalmente assistito. È la terza Regione in Italia, dopo Toscana e Sardegna, a disciplinare con una legge le procedure per dare attuazione ai principi fissati dalla Corte costituzionale. Per il Presidente della Regione, Michele de Pascale, in assenza di una legge nazionale, la Regione ha scelto “lo strumento più forte, più trasparente e più pubblico”, cioè una legge regionale, per garantire un’applicazione uniforme dei principi fissati dalla Corte costituzionale e regole “più chiare, più trasparenti e con maggiori garanzie rispetto al passato”. L’approvazione del progetto di legge presentato da Alleanza Verdi e Sinistra, Pd, Civici e Movimento 5 Stelle, con primo firmatario Paolo Trande (Avs) è arrivata dopo una seduta fiume e un acceso confronto politico: a favore Pd, Avs, Civici e M5s, mentre Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Rete Civica hanno votato contro.

L’Emilia-Romagna – ha puntualizzato de Pascale – non interviene per modificare le condizioni di accesso definite dalla Corte costituzionale, ma per garantire che, su tutto il territorio regionale, le procedure siano uniformi, trasparenti e rispettose dei diritti delle persone. La nostra ambizione è che l’Emilia-Romagna sia la Regione più forte e inclusiva nell’offerta delle cure palliative, affinché chi si trova in queste condizioni possa ricevere la migliore assistenza possibile. E, nei casi in cui, nel rispetto della legge e delle decisioni della Corte costituzionale, una persona scelga di richiedere il suicidio medicalmente assistito, vogliamo garantire un percorso improntato a umanità, trasparenza, professionalità e uguali diritti in tutto il territorio regionale. Ma- ha ribadito il Presidente- come ho sempre detto, il punto di arrivo non può che essere una legge nazionale, capace di garantire gli stessi diritti e le stesse tutele in tutto il Paese”.

Il provvedimento legislativo riguarda esclusivamente le persone affette da patologie irreversibili, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, tenute in vita da trattamenti di sostegno vitale e pienamente capaci di assumere decisioni libere e consapevoli. Prima di ogni valutazione, il paziente dovrà ricevere un’informazione completa sulle possibilità terapeutiche disponibili, comprese le cure palliative, mentre la verifica dei requisiti sarà affidata alle strutture del Servizio sanitario regionale attraverso procedure rigorose e multidisciplinari.

Elemento centrale della legge è l’istituzione della Commissione di valutazione multidisciplinare (Covam), prevista su base territoriale di Area vasta e composta da medici specialisti, palliativisti, anestesisti-rianimatori, medici legali, psichiatri, farmacologi o farmacisti, psicologi e infermieri. La Commissione effettuerà anche una visita presso il luogo in cui si trova il paziente e potrà acquisire il contributo del medico di medicina generale o di un medico di fiducia indicato dall’interessato. Il procedimento si avvarrà inoltre del parere, non vincolante, del Comitato regionale per l’etica clinica (Corec).
Tutta la procedura sarà gratuita e le attività connesse all’eventuale attuazione del suicidio medicalmente assistito saranno svolte esclusivamente da personale che abbia dato la propria disponibilità su base volontaria. Restano centrali l’informazione completa, l’accesso alle cure palliative e la possibilità di revocare in qualsiasi momento la propria richiesta. (fotografia generica da pexels.com)

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