Torino-Carrarese 1-0: sconfitta con onore, ma i numeri raccontano cosa manca agli apuani

La Carrarese saluta la Coppa Italia al primo turno, battuta 1-0 dal Torino all’Olimpico Grande Torino. Decide Giovanni Simeone, ma al di là del risultato resta una serata dalla quale gli apuani possono trarre indicazioni importanti, nel bene e nel male.

Perdere contro una squadra di Serie A come il Torino, soprattutto a metà agosto e con una preparazione ancora inevitabilmente da completare, ci può stare. Ma sarebbe altrettanto sbagliato fermarsi al risultato e raccontare una Carrarese semplicemente sfortunata. La partita ha mostrato infatti una squadra che ha combattuto e ha tenuto aperto il risultato, ma anche alcuni limiti sui quali sarà necessario lavorare.

Un 1-0 che racconta solo una parte della partita

Il dato più significativo è il possesso palla: 72% Torino contro il 28% della Carrarese. I granata hanno completato 733 passaggi contro i 281 degli apuani, con 11 tiri totali contro 8. Entrambe le squadre hanno centrato lo specchio tre volte.

Numeri che spiegano bene l’andamento della gara.

La Carrarese è rimasta dentro la partita, non è stata travolta dal punto di vista del risultato e ha avuto anche le proprie possibilità. Ma soprattutto nel secondo tempo è apparsa troppo passiva, lasciando al Torino il controllo del pallone, dei tempi e delle zone del campo.

E qui sta probabilmente la differenza più importante tra le due squadre: il Torino ha già una propria identità, una metodologia di gioco riconoscibile e una capacità di occupare il campo che permette ai giocatori di sapere cosa fare anche nei momenti di difficoltà. La Carrarese, invece, è ancora un cantiere.

Ed è normale che sia così.

Una Carrarese giovane che ha bisogno di tempo

La squadra costruita in estate ha un’impronta molto giovane. È una scelta che può pagare nel tempo, perché di qualità e prospettiva ce ne sono.

Yanis Khafi, per esempio, ha qualità interessanti e può rappresentare un patrimonio importante per il futuro. Ma proprio per questo bisogna evitare di bruciare i giovani.

Un ragazzo non deve essere semplicemente buttato dentro e lasciato a risolvere problemi che appartengono alla squadra nel suo complesso. Deve poter sbagliare, ricevere indicazioni, imparare e crescere all’interno di un contesto nel quale ci siano giocatori capaci di accompagnarlo.

La crescita dei giovani passa anche dall’esperienza di chi gli sta accanto.

Schiavi, un giocatore da non perdere

Ed è proprio in quest’ottica che assume particolare importanza la figura di Nicolás Schiavi.

L’argentino non era a disposizione a Torino e la sua assenza, in una partita nella quale la Carrarese ha dovuto affidarsi a tanti giovani, si è fatta sentire. Schiavi rappresenta infatti quel tipo di giocatore di esperienza che può diventare un riferimento per un centrocampo giovane: non soltanto per quello che può dare tecnicamente, ma anche per la capacità di leggere le partite e accompagnare la crescita dei compagni.

Le sue qualità e la sua conoscenza della categoria possono essere preziose per una squadra che ha scelto di investire sui giovani.

Per questo, da Carrara, la speranza è che le sirene del mercato possano rimanere tali e che Schiavi possa continuare a vestire la maglia azzurra. Perché se l’obiettivo è costruire una Carrarese giovane, competitiva e capace di valorizzare i propri talenti, giocatori come lui diventano quasi indispensabili.

Servono leader in difesa e a centrocampo

È probabilmente questa la prima esigenza emersa dalla serata di Torino.

La Carrarese ha bisogno di qualche giocatore esperto in più, soprattutto in difesa e a centrocampo. Non necessariamente di campioni o di nomi altisonanti, ma di uomini capaci di diventare punti di riferimento.

Leader in grado di leggere le partite, comandare la linea difensiva, gestire i momenti di pressione, rallentare quando serve e soprattutto aiutare i ragazzi a non perdere certezze quando l’avversario prende il controllo.

Perché una squadra giovane può avere entusiasmo e qualità, ma difficilmente può essere composta soltanto da giovani.

Il bicchiere è mezzo pieno, ma senza nascondere i problemi

La Carrarese torna a casa eliminata, ma non ridimensionata.

La squadra ha perso contro un avversario di categoria superiore, ha incassato un solo gol e ha mantenuto aperta la partita fino alla fine. Allo stesso tempo, però, il 72-28 nel possesso e la difficoltà nel gestire la pressione del Torino, soprattutto nella ripresa, devono rappresentare un campanello d’allarme.

Non c’è da fare drammi dopo una partita di agosto. C’è però da prendere appunti.

La Carrarese ha giovani interessanti, una base sulla quale lavorare e tutto il tempo per costruire la propria identità. Ma per far crescere quei ragazzi serviranno tempo, pazienza e soprattutto esperienza.

Il Torino ha vinto 1-0 e ha meritato di passare il turno. La Carrarese esce dalla Coppa Italia con onore, ma anche con una fotografia abbastanza nitida di quello che oggi le manca.

E forse, in pieno agosto, è proprio questa la cosa più utile che poteva portarsi a casa da Torino.

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