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Cesare Cremonini: “Non ho mai creduto nell’equazione sofferenza = artista. È un alibi per fancazzisti”

Cesare Cremonini si ritaglia un momento per raccontarsi sui social, mentre è al lavoro in studio di registrazione, per parlare di uno dei grandi luoghi comuni sul rapporto tra sofferenza e creatività.

“Mentre la storia ci insegna che lo stretto di Hormuz non è un capitolo del Signore degli anelli, vorrei dirvi qualcosa sul dolore. Non ho mai creduto nell’equazione sofferenza = artista. È una lettura banale e un alibi per troppi fancazzisti. Se fosse una regola avremmo tanti creativi in giro e pochi taxi per portarli in stazione. Vi porto invece la testimonianza del mio modo di reagire agli squarci dell’anima non rimarginabili, che la vita ci regala come possibilità e non come punizione. Parlo del (molto) coraggio che ci vuole per non scappare e farvi fluire il proprio soffio, continuando sempre a cercare di intonare le proprie frequenze”, ha iniziato così la sua osservazione.

Per spiegare meglio il suo pensiero utilizza anche una citazione di Vitaliano Brancati: “Torno al mio amato sassofono, a cui sto dedicando sacrifici e una grossa parte della vita, per citare uno scrittore che ha detto qualcosa di molto semplice su questo tema. ‘Ci sono sofferenze che scavano nella persona come i buchi di un flauto, e la voce dello spirito ne esce melodiosa’. (Vitaliano Brancati)”.

“Registro una canzone nuova al giorno. Sono nel periodo più creativo e luminoso della mia vita. Al dolore posso dire solo grazie e il motivo per cui ne parlo spesso è questo.
E dico grazie anche a tutti voi. A presto”, ha concluso.

 

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