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SERIE B – 21a Giornata | Serata da incubo per l’Empoli: tracollo totale nel derby in casa della Carrarese.

CARRARESE (3-1-4-2) – 1 Bleve; 37 Calabrese, 6 Oliana (dal 24′ st 26 Ruggeri), 4 Illanes Minucci; 18 Schiavi; 72 Zanon, 17 Zuelli, 70 Hasa (dal 35′ st 8 Melegoni), 7 Belloni (dal 19′ st 11 Cicconi); 21 Rubino (al 19′ st 28 Di Stefano), 9 Abiuso (dal 35′ st 32 Finotto). A disp. 99 Fiorillo, 22 Mazzini; 25 Lordkipanidze, 77 Parlanti, 44 Sekulov, 92 Torregrossa, 20 Troise. All. Antonio Calabro

EMPOLI (3-4-1-2) – 21 Fulignati; 20 Lovato, 34 Guarino, 5 Obaretin; 7 Elia (dal 1′ st 15 Ceesay), 14 Yepes, 18 Ghion (dal 26′ st 6 Degli Innocenti), 27 Moruzzi (dal 26′ st 24 Ebuehi); 10 Ilie (dal 1′ st 25 Ignacchiti); 19 Nasti (dal 33′ st 77 Popov), 11 Shpendi. A disp. 1 Perisan, 12 Gasparini; 29 Tosto, 79 Carboni; 32 Haas; 70 Saporiti, 99 Bianchi. All. Alessio Dionisi

Arbitro: Sig. Mario Perri di Roma (Mondin-Colaianni / IV Uff.le Turrini – VAR Baroni/Di Vuolo)

Marcatori: 28′ 4 Illanes Minucci (C); al 17′ st 72 Zanon (C), al 31′ st 9 Abiuso (C).

Note: Angoli Carrarese 2 Empoli 5. Ammoniti: al 36′ 19 Nasti (E); al 22′ st 6 Oliana (C). Espulsi: -. Recupero: 1′ pt – 3′ st. Spettatori: 5mila.

 

In una notte uggiosa di gennaio, fredda e piovosa, l’Empoli perde tutto: partita, derby e pure la faccia. Il ritorno, dopo trent’anni, nello stadio dei Marmi di Carrara è da incubo. Nell’inverno del 1996, durante il campionato di Serie C1 (Girone A) 1995/96, gli azzurri tornarono da Carrara con un’inaspettata sconfitta per 2-0. Era l’Empoli di Luciano Spalletti e Piero Pelagotti, che poi trionfò sia in campionato, con la promozione in Serie B ai Play Off, sia in Coppa Italia con la conquista del trofeo. In quell’Empoli di trenta stagioni fa il numero sei, e pilastro difensivo e dello spogliatoio, era un certo Stefano Bianconi; ovvero colui che da alcune stagioni è collaboratore tecnico nello staff della prima squadra, e che stasera in quello stesso stadio deve aver vissuto una serata da incubo; probabilmente anche lui si sarà chiesto, incrociando i volti dei ragazzi di Dionisi dentro a quegli spogliatoi dove si spogliò da calciatore trenta campionati fa, quali possono essere i malesseri profondi di un gruppo che sembra vivere sulle montagne russe. Una squadra che passa dal nulla assoluto di Chiavari dello scorso primo novembre a tre vittorie consecutive senza subire gol, a due sconfitte di seguito, a due vittorie esterne e sette punti in tre partite, frenando la corsa della capolista, e poi ad altre due sconfitte consecutive con quattro gol subiti e zero fatti, con prestazioni a dir poco sconcertanti sotto il profilo temperamentale.

Fatto sta che l’Empoli esce da Carrara con un pesantissimo ko tecnico: tre terrificanti pugni nello stomaco che fanno male a tutto l’ambiente, non tanto per la sconfitta in sé, ma per com’è arrivata. Ormai è arcinoto che questa squadra, composta da calciatori tecnicamente e qualitativamente tutto sommato di buon spessore, non sia nell’essenza di squadra ben amalgamata. Insomma un evidente errore di costruzione della rosa che sta alla base, e allora forse va detto che la scorsa estate si è lavorato male. Mancano forse addirittura due elementi capaci di far alzare il livello caratteriale, senza dubbio è assente quel calciatore di qualità che possa essere in grado di spaccare la partita. In un calcio dove i dieci sembrano spariti, il rumeno Ilie sta dimostrando di avere il dieci sulle spalle solo per caso: evanescente, fantasma che girovaga per un intero primo tempo, tolto nel torpore dell’intervallo insieme ad Elia, stasera tanto fumo e poco arrosto, entrambi troppo discontinui in questa prima parentesi empolese.

Ilie ha avuto la palla più clamorosa della prima frazione; con l’Empoli già sotto di un gol per effetto dell’ennesima rete subita da calcio d’angolo (la sesta per la precisione, ndr) ad opera di Illanes (28′), a proposito chi doveva marcarlo?, il numero dieci azzurro si è ritrovato ad un metro poco più dalla porta avversaria e invece di calciare con rabbia ha spinto la palla con una determinata delicatezza, offrendo proprio ad Illanes la possibilità di sventare la minaccia con un intervento tanto disperato quanto efficacie.

Il secondo tempo, senza Ilie ed Elia, strano gioco fonetico nei nomi, e con Ignacchiti e Ceesay nel motore azzurro, ha offerto una roboante ripartenza dei marmiferi che per poco non vanno subito a festeggiare con Abiuso. L’Empoli si vede solo per una decina di minuti: è Shpendi il più reattivo, l’albanese fresco ex di turno si danna l’anima e fa quel che può in un desertico orizzonte offensivo, dove Nasti tolto nel finale in luogo di Popov si è fatto notare soprattutto per un rude intervento che è costato il giallo al minuto trentasei della prima frazione, aldilà dell’assist degno di nota nell’occasionissima di Ilie prima menzionata.

L’Empoli, però, è durato poco meno di un quarto d’ora: confusionario a centrocampo, con Yepes e Ghion troppo simili, troppo “piccoli”, troppo poco insieme per questa Serie B fisica, prestante e muscolosa. Così la Carrarese mettendo in campo l’esatto opposto della squadra di Dionisi infila al 17′ della ripresa la rete del 2-0, quella di Zanon, che punisce una difesa dell’Empoli apparsa talmente fragile, da farci pensare che non può esser vero che ancora non ci siano nomi importanti nel taccuino del neo direttore sportivo Stefanelli per puntellarla a dovere.

Il gol di Abiuso al 31′ che scherza Guarino con un sombrero, ed una facilità disarmante, è infine uno schiaffo che fa decisamente male. Sipario che si chiude, riflettori che si spengono, la pioggerella fitta e nebulosa che cade dal cielo, la sensazione di smarrimento in un’altra serata, ed in un’altra notte da dimenticare. Avevamo dimenticato Carrara e quella sconfitta improvvisa nel pomeriggio del 4 febbraio 1996, per una doppietta inaspettata di un fresco ex di allora all’anagrafe Massimiliano Benfari; l’avevamo dimenticata perché era finita nell’oblio, sommersa dalle soddisfazioni del trentennio seguente, tra salite e discese, in viaggi tra platee importanti, ed ospiti illustri al Castellani. La ricordiamo di nuovo, stasera, trent’anni dopo: la vediamo riemergere dagli abissi, improvvisamente in questa notte, per una sconfitta che si è materializzata in tutta la sua crudeltà, come a ricordarci una lezione importante. Il calcio, come lo sport, come la vita, se ne frega di quello che hai fatto e di quello che sei stato: quello che conta davvero è quello che sei adesso. E adesso siamo troppo poco per poter difendere quello che siamo stati negli ultimi trent’anni: serve qualcosa in più, e quel qualcosa in più deve arrivare da tutti, non solo da coloro che scendono in campo.

Fonte: gabrieleguastella.it

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