La Ternana esce dal professionismo dopo cento anni di storia: militava nel Girone B di Serie C fino a poche settimane fa, insieme alle toscane, e il fallimento ormai dietro l’angolo chiude un’era.
L’asta per salvare il club è andata deserta: scaduto il termine delle ore 12 non è arrivata nessuna offerta, aprendo di fatto alla cancellazione dal calcio professionistico a Terni.
Lo scenario più probabile è la ripartenza dai dilettanti, Serie D o Eccellenza, ma serviranno settimane per avere certezze e toccherà al sindaco Stefano Bandecchi (peraltro ex presidente del club) aprire un bando per nuovi soggetti interessati.
A livello teorico il tribunale potrebbe ancora tentare un’asta lampo per salvare un bene che appartiene alla comunità, ma al momento resta un’ipotesi remota.
L’avvocato Donato Di Campli ha espresso rammarico: impegno, esperienza e professionalità non sono bastati perché mancavano condizioni economiche, solidità e garanzie reali.
“Nel calcio la competenza da sola non basta: servono coraggio e garanzie. Ho lavorato con serietà senza vendere illusioni”, ha scritto sui social.
Mercoledì 13 maggio alle 9 i curatori accerteranno ufficialmente l’assenza di offerte, decretando l’asta deserta.
Da quel momento non sono attese novità immediate: solo “a bocce ferme” si potrà fare un quadro chiaro. Sarà allora che si cercheranno i responsabili di una fine ingloriosa per una piazza storica.
La festa del centenario di inizio ottobre sembra già lontanissima rispetto al dramma sportivo attuale.
Resta la consapevolezza di aver perso un pezzo di identità collettiva, dopo cento anni di calcio a Terni. Ora la città aspetta, tra rabbia e rassegnazione, un progetto per ripartire dal basso.











