La notizia di Rosi, la gattina che a fine marzo ha subito gravi sevizie a Roma, tanto da essere ridotta in fin di vita, ha commosso tutta l’Italia, e in tanti, tantissimi hanno fatto il tifo per lei, affinché si salvasse.
La povera gattina, vittima di una crudeltà inaudita, ha dovuto combattere con tutte le sue forze contro infezioni che si sono sviluppate proprio a causa delle gravissime ferite, e la sua vicenda ha dimostrato l’importanza delle trasfusioni anche tra gatti. È stata infatti una donazione di sangue del gruppo B da una donatrice, la gattina Ziva di Viterbo, che le ha consentito di continuare a lottare per salvarsi.
Un tema quello delle donazioni di sangue tra gatti e cani ancora poco conosciuto, ma centrale in ambito veterinario. Noi ne abbiamo parlato con le dr.ssa Linda Perissinotto, medico veterinario del pronto soccorso e terapia intensiva dell’Ospedale Veterinario Universitario di Bologna, e con la dr.ssa Chiara Agnoli, medico veterinario appartenente all’ordine di Modena, responsabile del servizio di medicina trasfusionale dello stesso ospedale bolognese.
Quanto è importante la trasfusione per gli animali?
“La trasfusione del sangue e dei suoi componenti è importantissima perché ci permette di gestire le emergenze e dunque salvare la vita all’animale, che viene stabilizzato dal punto di vista cardiocircolatorio, perfusivo ed emostatico e poi trattato. Può dunque essere necessaria nel caso di incidenti, di anemie, di problemi della coagulazione. Può essere indispensabile, inoltre anche in attesa della diagnosi. Insomma la trasfusione a volte può fare la differenza tra la vita e la morte”.
Se l’animale dovesse averne bisogno, il veterinario come fa a reperire il sangue?
“Esistono banche del sangue, proprio come per l’uomo, anche se purtroppo, soprattutto per i gatti, la disponibilità è sempre piuttosto scarsa. Una delle prime banche del sangue in Italia nasce proprio nell’Ospedale Veterinario Universitario di Bologna. L’anno scorso sono state emanate nuove linee guida a livello Ministeriale: le banche del sangue saranno autorizzate dalle Asl di competenza ed elencate sul sito del Ministero della Salute. Dovranno inoltre rispettare un protocollo operativo standard e proprio queste nuove disposizioni hanno autorizzato l’utilizzo degli emocomponenti: con una donazione si possono ricavare sia i globuli rossi che il plasma. Passaggio questo molto importante che consente al tempo stesso di non sprecare ciò di cui l’animale non necessita in quel momento e, sempre per la stessa ragione, di non creargli problemi evitabili”.
Anche gli animali hanno dunque bisogno di donatori. Qual è la procedura?
“Ci sono persone particolarmente sensibili e attente alla problematica della salute animale che decidono di “proporre” il proprio gatto o cane come donatore di sangue. E questo è ovviamente il primo passo, poi occorre rispettare un protocollo che si basa su due presupposti essenziali: l’animale deve essere sano e occorre garantire il suo benessere durante la procedura, evitando un carico eccessivo di stress. Si sceglie quindi un animale di indole tranquilla, non eccessivamente pauroso che sarà messo a suo agio in un ambiente tranquillo e che preliminarmente dovrà essere sottoposto a tutta una serie di esami per indagare con estrema precisione il suo stato di salute. Esami molto costosi, ad esempio i test per le malattie infettive, che ovviamente per il proprietario del cane o del gatto donatore sono del tutto gratuiti, insomma un gesto nobile che viene ripagato, sottoponendo il proprio animale a un approfondito check-up senza sostenere alcun costo. I candidati ideali sono gatti e cani giovani da un anno e mezzo di vita sino a 8, per i felini viene richiesto un peso di circa 5 chili, per il cane di circa 23. Inoltre è consigliabile che vivano prevalentemente in ambiente “domestico”.
Anche per cani e gatti esistono gruppi sanguigni?
“Assolutamente sì, anzi il quadro, specie nel cane è più complesso che nel genere umano. Per i cani abbiamo infatti tanti gruppi sanguigni diversi: ad esempio il DEA 1, 3, 4, 5 e 7 o il DAL da Dalmata, razza alla quale apparteneva il primo cane che fece scoprire questo antigene e nella quale è meno frequente. Conoscere il gruppo sanguigno è fondamentale soprattutto nel caso di soggetti DEA 1 negativi che se erroneamente sensibilizzati con questa proteina, potrebbero presentare problemi nel caso di eventuali future trasfusioni.
Nel gatto il gruppo sanguigno più conosciuto (ma non l’unico) è quello AB con gatti che possono essere A,B o AB. Il gruppo B, proprio quello della gattina Rosi, come abbiamo letto sui giornali, è raro. Nel gatto prima di ogni trasfusione deve essere assolutamente verificato il gruppo di appartenenza”.
Il proprietario che fosse interessato a candidare il proprio animale come donatore, cosa deve fare?
“Chi fosse interessato deve mettersi in contatto con il centro trasfusionale più vicino. Per l’Emilia-Romagna ricordiamo quello dell’Ospedale Veterinario dell’Università di Bologna che si può contattare mandando una mail a ematologia.vet@unibo.it. Esiste anche la possibilità di organizzare dei punti di raccolta presso cliniche veterinarie del territorio regionale.
La donazione è veramente molto importante perché ci consente di avere scorte di globuli rossi e plasma che, in alcune circostanze, si rivelano indispensabili per la sopravvivenza dei nostri amici a quattro zampe: il nostro obiettivo è quello di implementarle, soprattutto per i gatti per i quali esistono maggiori difficoltà. Di fronte all’importanza di questo gesto, ai nostri donatori, oltre ai check up gratuiti prima del prelievo, garantiamo anche sacche di emocomponenti gratuiti, nel caso in futuro loro stessi ne avessero bisogno”. (nella foto di copertina, da sinistra: il cagnolino Ruggio, Chiara Agnoli e Linda Perissinotto. Nelle foto sottostanti: alcuni donatori)
Federica Boccaletti











