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RIBALTONE IN CASA EMPOLI | Non c’è pace per il club azzurro: Pagliuca si dimette e, forse, ci ripensa. Il club vira su Andreoletti e da Milano sono sicuri: club ceduto, l’annuncio il 7 ottobre!

Di Gabriele Guastella

Sembra non finire mai questo momento difficile dell’Empoli. Pareva potesse trasformarsi in una stagione un po’ più tranquilla, dati alcuni risultati e le buone prestazioni, almeno sotto il punto di vista delle cose strettamente legate ai discorsi di “campo”, dopo tre stagioni sofferte culminate nell’ordine in una salvezza in A a due minuti dalla fine, in una retrocessione in B all’ultima giornata, e ad una salvezza in B maturata a sessanta secondi dalla fine del campionato; eh già, perché per il club nato nel 1920 c’è già in atto una pressione mediatica piuttosto importante sotto il profilo societario, con le voci che rimbalzano da diversi angoli del pianeta e che parlano di una presunta cessione di quote che perdura da quasi due anni. Una telenovela infinita, fatta di rimandi, mezzi annunci, esclusive e date indicate come certe e che poi rivelano silenzi assordanti.

Quei silenzi in cui, un po’ troppo, si è celata la società negli ultimi mesi, spesso anche quando in riva all’Arno si sono consumati ribaltoni, addii, esoneri e perfino dimissioni: un percorso irto e difficile, inusuale per una piazza che per tre decenni ha rappresentato pressoché con soluzione di continuità, fatto salvo rari momenti di break, un’isola felice di un calcio italiano sempre più alla deriva.

Sembra passato chissà quanto tempo da quei giorni in cui al Castellani si sollevavano al cielo le coppe per le conquiste dei campionati di Serie B, con Sarri, con Andreazzoli, con Dionisi, eppure parliamo di dodici, otto e cinque anni. Ed è proprio dall’ultimo trionfo ad oggi che qualcosa è successo davvero, che qualcosa si è rotto. Non è possibile indicare tutto nei quattro anni consecutivi in serie A che potrebbero aver destabilizzato l’equilibrio di un ambiente; probabilmente bisogna scavare un po’ di più e, probabilmente, affondare e trovare le radici di un malessere in un cambiamento di pensiero nel bel mezzo del decennio di successi. In quell’addio a Marcello Carli, nel giugno 2017, ultimo vero grande Direttore Sportivo passato da Empoli, nel suo caso cresciuto nel club: uomo capace di scovare talenti, farli crescere, proteggerli loro e tutto l’ambiente nei momenti in cui la nave azzurra prendeva le “bordate” dei mari in tempesta. Dopo di lui il vuoto: Pietro Accardi certo, che ha raccolto però il lavoro dei predecessori e che ha lavorato e forse contribuito a dilaniare un tesoretto economico di notevole spessore; il lavoro di Roberto Gemmi non è apparso all’altezza del club, quello di Stefano Stefanelli è ingiudicabile per il troppo poco tempo trascorso ad Empoli, mentre Fabio Artico sarà valutato tra qualche mese. Ecco abbiamo rammentato a “valle” di Pietro Accardi il fatto che sia stato dilaniato un tesoretto economico. Al pari di questo fattore la volontà del club, più o meno indicabile dal maggio 2018, di voler prendere una strada diversa nei rapporti con l’esterno. Un po’ più chiusa, un po’ più distante, un po’ meno pane e salame, un po’ più simile al calcio di tutti gli altri, meno sentimentalista, e quindi automaticamente annullando forse proprio uno degli ingredienti segreti dell’Empoli stesso: essere diversi da tutto ciò che gli altri, anche sforzandosi, non sarebbero riusciti ad essere; una famiglia, una grande famiglia, città, società, squadra, tifosi… ambiente unico, eccezione di genere. Caso studiato, caso mai capito. Cene con tovaglie a quadri, tifosi e calciatori, stampa e dirigenti, tutti ad un millimetro gli uni dagli altri: sorrisi e abbracci dopo le vittorie, pacche sulle spalle e un “dai non molliamo che siamo più forti noi” dopo una sconfitta.

L’Empoli 2.0 ha esordito nel pieno dell’apoteosi, tra una coppa alzata al cielo e la ribalta del palcoscenico massimo, tra lo scendiamo in B ma tanto risaliamo subito in A, tra serate di immense gioie, rimonte esaltanti e la consapevolezza di sentirsi un club molto diverso da un “Cittadella” qualsiasi e più qualcos’altro. Al pari di tutto questo, però, qualcosa si è rotto: l’Empoli, infatti, quando ha completato il proprio processo di trasformazione, e quando ormai si è sentito davvero diverso da un “Cittadella” qualsiasi, si è ritrovato a dover iniziare ad affrontare l’inizio di un nuovo momento difficile ha probabilmente fatto i conti con la sparizione della propria identità. E quando perdi l’identità rischi anche di non saperti riconoscere, l’orientamento, l’equilibrio, quelle certezze che solo fino a poco tempo prima venivano date per scontate. Nei momenti difficili ogni minimo silenzio, creato dalla distanza, ha finito per logorare anche la pazienza, centimetro dopo centimetro, la distanza è apparsa anche maggiore rispetto a quella probabilmente reale.

Quattro allenatori, destinati a diventare cinque nell’arco delle prossime ore, “consumati” in poco più di 14 mesi (dopo D’Aversa, Pagliuca, Dionisi, Caserta, di nuovo Pagliuca e forse da domani o martedì Andreoletti); e nello stesso arco temporale tre Direttori Sportivi all’anagrafe Roberto Gemmi, Stefano Stefanelli e Fabio Artico, sommati agli addii nel settore giovanile di Dalledonne (passato al Como) e di Silvestri (Sassuolo), con cessioni illustri nel settore giovanile, e un ridimensionamento di uomini e risorse economiche che non è passato inosservato.

Si arriva con queste premesse all’esordio stagionale del Pagliuca-bis, in un maremoto di emozioni per un calciomercato più propenso al ridimensionamento che al rafforzamento della prima squadra rispetto alla scorsa stagione, tra cessioni importanti e arrivi ridotti al lumicino, rimpolpata solo dalle promozioni di alcuni giovani tra i grandi: Biondini, Egan e Monaco i casi più eclatanti. L’Empoli fa bene a Pisa in Coppa Italia e benino con la Cremonese all’esordio in campionato: un pareggio, con eliminazione ai rigori, ed una vittoria sei giorni più tardi nonostante l’inferiorità numerica. Pagliuca appare un po’ diverso: la stessa grinta, ma più equilibrato… per sua stessa affermazione il giorno della presentazione “penso di aver capito gli errori commessi, ho subito la pressione e l’ho trasmessa al gruppo… mi sento cresciuto”. Parole che trovano comunque conferma nelle prime settimane empolesi: la squadra fa benino anche a Mantova ma perde al cospetto di una formazione che in questo momento è qualcosa di più in termini di valori, poi vince a Carrara con una rosa rimpolpata dall’arrivo di Bandinelli, anzi il ritorno di “Pippo”, che mette subito a disposizione la propria esperienza. Ma la rosa è corta, maledettamente insufficiente dietro dove sei costretto ad adattare un centrocampista (Magnino) a braccetto e davanti, tanto che al minimo forfait sei già in emergenza. Il derby con l’Arezzo e la successiva trasferta a Modena, invece, portano antiche debolezze a galla. L’espulsione del tecnico a fine gara, le due giornate di squalifica, la rocambolesca e sfortunata sconfitta con gli amaranto e la debacle emiliana portano in dote alla squadra azzurra zero punti: Pagliuca nel suo box in tribuna coperta a Modena, dove sconta la prima delle due giornate di squalifica, è un toro in gabbia; scatenato, irrefrenabile… qualcosa succede al rientro da Modena. Qualcosa accade nei giorni successivi alla trasferta emiliana, in quei tre giorni di sosta dei “lavori” concessi dal club al gruppo di lavoro. Raduno fissato per giovedì: ma la mattina è subito scossa dalla notizia che rimbalza dagli studi di Sportitalia: a firma del giornalista Luca Cilli; “rottura tra il club e l’allenatore”, i due soggetti sono l’Empoli e Guido Pagliuca, il sotto titolo “si va verso l’esonero”… una notizia che scuote l’ambiente, che fa il giro della città, che infastidisce società e allenatore. Una notizia che viene categoricamente e con forza smentita dalla società: la stampa locale nel giro di poche ore chiude la falla, e la news rimbalzata dall’emittente televisiva viene bollata come “bufala”. L’allenamento del giovedì e quello del venerdì è condotto da Pagliuca e il suo staff. Il primo weekend dei due senza campionato sembra sopraggiungere tranquillo, sereno… macché, è solo illusione. Poco prima dell’ora di pranzo, un altro scossone, e questa volta di portata maggiore: “Pagliuca ha rassegnato le dimissioni”… e il club questa volta non smentisce, tutto vero. Le motivazioni sarebbero riconducibili a mancate convinzioni da parte dell’allenatore rispetto al progetto Empoli intrapreso nel luglio scorso, e comunicato ai dirigenti. Poi nella giornata di domenica spunta fuori anche una voce che tira in ballo una presunta lettera di richiamo da parte della società in merito ad una condotta disciplinare poco invidiabile (fonte Gazzetta dello Sport), come quando un professore ti manda al rapporto dal Preside, e il rischio è un grave voto in condotta che potrebbe compromettere tutto il resto. Come quando un’azienda mette in discussione il rapporto di lavoro, schiudendo le porte allo scenario di un esonero, che per Pagliuca sarebbe valso il secondo consecutivo e quasi allineato temporalmente con quello di un anno fa… all’epoca era ottobre, dentro al quale solo di pochi giorni…

“Mi dimetto io…” deve aver pensato il tecnico, idea forse però più strategica che altro, dato che se le dimissioni si trasformano in un qualcosa di consensuale c’è anche modo di finire in regime di svincolo, e quindi accasarsi da qualche altra parte…sì ok ma dove? Il regolamento lo permette, c’è una finestra temporale entro il quale è possibile, indicata nella data del 20 dicembre. Puntuale come un orologio svizzero da Carrara rimbalza una vocina, poi una voce, che si trasforma nel giro di poche ore quasi in una cosa data per fatta. “Martedì Pagliuca sarà il nuovo allenatore della Carrarese, quella Carrarese che a fine giugno il tecnico, ancora sotto contratto con l’Empoli, avrebbe rifiutato poco convinto dalle strutture messe a disposizione…”, così dichiara il collega Carlo Alberto Ravenna sulle frequenze di Radio Bruno. In fondo Gabriele Cioffi è dato per sicuro esonerato dalla panchina dei gialloblù: se uno più uno fa due… poi a fine domenica Gianluca Di Marzio mette pepe al “piatto”: “Pagliuca ci ha ripensato, ma ormai è troppo tardi…”.

Quello che doveva essere un relativamente tranquillo ultimo week end settembrino senza calcio, per l’Empoli si trasforma in un qualcosa di paradossale: incredibile, inimmaginabile scenario da film giallo. La Gazzetta dello Sport “raddoppia” le esclusive e, dopo il caso della lettera di richiamo, dando ampio alle vicende azzurre certifica l’investitura di Andreoletti sulla panchina dei toscani per il nuovo corso, ed apre ad un altro clamoroso scenario. Si legge più o meno così, con la firma prestigiosa di Nicola Binda: “Il club dal 7 ottobre passa nelle mani del fondo statunitense, cessione della società con il cento per cento delle quote, con la gestione affidata comunque ancora a Fabrizio Corsi…”, a garanzia del progetto aggiungiamo noi. Il 7 ottobre, però, potrebbe anche essere la data di termine dell’esclusiva che era stata ufficializzata lo scorso luglio o, forse, davvero la data di un passaggio storico dopo che gli investitori statunitensi si sono assicurati la certezza della ristrutturazione dello stadio Carlo Castellani che passerebbe definitivamente nelle mani dell’Empoli FC 1920. Già perché, unendo i puntini di questa vicenda, si ricorda di come poco meno di due mesi fa il Sindaco di Empoli Alessio Mantellassi avesse indicato nella data del 30 Settembre 2026 come termine ultimo per la presentazione di eventuali altri progetti di ristrutturazione della struttura sportiva: al momento c’è solo quella del sodalizio azzurro che, fermo restando le cose così, avrebbe la certezza di aggiudicazione… automatico pensare che anche i nuovi soci, o nuovi proprietari stando a quanto scritto dalla rosea oggi, possano essere in attesa proprio di questo ultimo termine forse davvero decisivo per il futuro del calcio ad Empoli.

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