EMPOLI(3-4-2-1) – 21 Fulignati; 20 Lovato, 34 Guarino, 5 Obaretin; 7 Elia (dal 27′ st 24 Ebuehi), 18 Ghion (dal 27′ st 6 Degli Innocenti), 32 Haas (dal 14′ st 25 Ignacchiti), 27 Moruzzi; 10 Ilie (dal 35′ st 77 Popov), 15 Ceesay (dal 14′ st 11 Shpendi); 19 Nasti. A disp. 1 Perisan, 12 Gasparini; 2 Curto, 29 Tosto, 79 Carboni; 14 Yepes; 99 Bianchi. All. Alessio Dionisi
SUDTIROL(3-5-2) – 31 Adamonis; 94 El Kaouakibi, 28 Kofler, 34 Veseli; 79 Molina, 21 Tait (dal 18′ st 26 Frigerio), 18 Tronchin, 17 Casiraghi (dal 18′ st 89 Crnigoj), 7 Zedadka (dal 29′ st 24 S. Davi); 33 Merkaj (dal 23′ st 99 Verdi), 9 Pecorino (dal 19′ st 90 Odogwu). A disp. 1 Poluzzi; 3 Bordon, 46 Brik, 23 F. Davi, 8 Mallamo, 4 Mancini, 19 Pietrangeli. All. Fabrizio Castori
Arbitro: Sig. Kevin Bonacina di Bergamo (Scatragli-Fontani | IV Uff.le Nigro – VAR Monaldi/Paganessi)
Marcatori: al 24′ 9 Pecorino (S).
Note: Angoli Empoli 8 Sudtirol 4. Ammoniti: al 19′ 7 Zedadka (S), al 45′ 33 Merkaj (S); al 1′ st 21 Tait (S), al 36′ st 99 Verdi (S), al 41′ st 18 Tronchin (S). Espulsi: nessuno. Recupero: 1′ pt – 5′ st. Spettatori: 5.760.
Che la partita potesse rappresentare la classica buccia di banana sulla quale poter scivolare, e farsi male, lo avevamo capito anche alla vigilia: lo avevamo intuito soprattutto con l’ausilio delle parole del prepartita di mister Alessio Dionisi, che non si fidava delle qualità del Sudtirol di Fabrizio Castori, che in trasferta, prima di Empoli, aveva vinto due volte soltanto, ma che in dieci partite aveva perso altrettante sole due volte.
Squadra arcigna quella altoatesina, fisica, prestante, e che poteva mettere in seria difficoltà proprio dal punto di vista fisico questo Empoli che, superiore dal punto di vista qualitativo e tecnico, non ha ancora una sua identità precisa. Il progetto tecnico che stiamo vivendo in questa stagione è un qualcosa di ibrido, un mezzo fallimento della direzione sportiva dell’ultimo anno e mezzo vissuto, che infatti fa già parte del passato: non è un caso il recente ribaltone nel ruolo di Direttore Sportivo. Non ci eravamo fatti ingannare dalla bella prova di Cesena, e anche dal risultato, figlio della prestazione generosa e di cuore, ma anche di alcuni episodi (vedi il salvataggio di Nasti sulla riga di porta, ndr) che erano andati per il verso giusto.
Questo pomeriggio, sferzato da una fastidiosa brezza di grecale, gli episodi sono andati in direzione opposta: al primo affondo degli ospiti (24′), sugli sviluppi del terzo angolo battuto, la difesa azzurra non è stata ermetica, anzi, e Pecorino ha infilato l’incolpevole Fulignati segnando la rete che ha condannato l’Empoli alla seconda sconfitta casalinga nelle ultime tre gare giocate in casa.
E’ bastato un solo tiro verso lo specchio della porta ai portacolori di Bolzano per conquistare l’intera posta in palio. L’Empoli, privato dal primo minuto di Degli Innocenti e Shpendi per problemini riscontrati in settimana, orfani di Pellegri (probabilmente per sempre, ndr), e con le defezioni di Indragoli, Saporiti e Konate, si è affidato a Nasti per l’attacco con il supporto di Ceesay e Ilie (impalpabili entrambi, ndr), e con la coppia Haas e Ghion in regia. Sul perché il tecnico abbia optato per la titolarità dello svizzero proprio in questa partita così maledettamente complicata, e non sul rientro dopo la squalifica dello spagnolo Yepes, poi rimasto tutta la partita in panchina, resta un mistero. Fatto sta che il primo tempo termina con gli ospiti già in vantaggio e con qualche fischio piovuto dagli spalti al rientro dentro gli spogliatoi.
Leggermente meglio il secondo tempo degli azzurri, almeno un po’ più pimpanti, soprattutto dopo l’inserimento di Shpendi. Empoli con i giri motore un po’ più sostenuti, ma anche un Sudtirol che con il lento passare del tempo calava di intensità, arretrando di parecchi metri il proprio baricentro. Ne vengono fuori però solo due occasioni un po’ più interessanti: un tiro di Nasti, una deviazione di testa di Guarino respinta con metodi “pallavolistici” dall’estremo difensore ospite e null’altro di eclatante, tanto che il pubblico empolese si è scaldato timidamente solo quando è stato chiamato in campo il “baby” del 2007, ma con un fisico imponente, al nome di Popov.
Inutile illuderci, sognare non costa niente certo, ma forse per quest’anno è giusto restare il più obiettivi e realistici possibili: l’Empoli non ha ancora una chiara identità, come già scritto, e specialmente in un campionato di Serie B sempre difficile e complesso fare bene senza un’identità precisa è molto difficile. D’altronde anche nell’inno azzurro, scritto e cantato da Andrea Maestrelli, c’è un chiaro passaggio in cui si allude a questo fattore, senza il quale far bene per l’Empoli resta una chimera. Giusto poi sottolineare anche che non andare in Serie A, ma anche non approdare ai Play Off, non sarebbe un fallimento sportivo, alla luce soprattutto dei tanti avvicendamenti degli ultimi mesi e delle tante problematiche in cui è impegnato il club, quelle economiche (il non mercato della scorsa stagione ne è un esempio, ndr) e quelle organico-dirigenziali.
Fallimento sportivo sarebbe non tornare subito con la Primavera nella Serie A di categoria, ecco quello sarebbe un fallimento per un club che giustamente sbandiera di far parte di un cerchio ristretto a circa dieci top club giovanili d’Italia e nei cinquanta d’Europa: rappresenterebbe uno smacco per il club, un peccato mortale sportivamente parlando da evitare. Ecco perché questo sabato viene catalogato tra le giornate sportive amare: lo 0-1 della prima squadra con il Sudtirol fa male, ma può rientrare nella logica delle cose che possono accadere; come nel recente passato è successo con l’Albinoleffe (1-3 nel 2010), con il Cittadella, il Portogruaro o la Virtus Entella (ricordate l’1-5?). Il 2-2 casalingo della Primavera con il modesto Ascoli, tra l’altro con doppia rimonta, invece fa più male, perché non avere la massima rappresentazione del settore giovanile azzurro in prima fascia può mettere a repentaglio la stessa sopravvivenza del club, che da sempre ritiene, giustamente, il proprio vivaio unica vera linfa per restare competitivo a certi livelli.
Fonte: gabrieleguastella.it
Ilie al tiro contro il Sudtirol: prova opaca del rumeno. Il numero 10 azzurro, in prestito dal Nizza, stenta a decollare e per ora resta una delusioni più grandi della stagione (Credit Ph EFC 1920)
Un Chico Dionisi da urlo trascina il Livorno che a Guidonia rompe il tabù trasferta e regala agli amaranto un successo lontano dal “Picchi” che mancava da settembre (0-1 sul campo del Bra) nonché la prima gioia di questo 2026.
Venturato lancia subito dal 1′ l’ultimo arrivato Falasco e conferma Luperini al fianco di Hamlili e Marchesi. Padroni di casa con Zuppel e Starita a guidare l’attacco.
Il Livorno parte forte e al 20′ va vicino al gol con Dionisi che su punizione chiama Avella alla parata. La risposta del Guidonia arriva alla mezzora con Sannipoli ma Seghetti è bravissimo a opporsi. In avvio di ripresa è ancora Dionisi a rendersi pericoloso ma il suo tiro termina di poco a lato. Intorno al 15′ la “sliding door” che indirizza la partita: il Guidonia trova la rete del vantaggio con una deviazione da distanza ravvicinata di Starita ma l’arbitro annulla per un evidente fuorigioco della punta laziale. Passa un pugno di secondi ed è il Livorno a trovare il gol con Dionisi che ben servito da Marchesi fa secco Avella. Il gol galvanizza il Livorno e stordisce il Guidonia e poco prima della mezzora arriva anche il raddoppio con Biondi – entrato da due minuti al posto di Hamlili – che capitalizza al meglio uno spunto irresistibile di un super Dionisi che salta avversari come birilli per poi offrire al compagno un assist al bacio, palla nell’angolino basso fuori dalla portata di Avella. Guidonia zero, Livorno due.
I padroni di casa ci provano ma i ragazzi di Venturato si difendono con ordine e non concedono praticamente niente al Guidonia che conferma il suo pessimo rendimento interno. Gli amaranto, invece, festeggiano per un successo fondamentale per tenere a distanza di sicurezza la zona playout e, soprattutto, rompono un tabù esterno che stava cominciando a diventare molto pesante. E la classifica, adesso, fa un po’ meno paura.
GUIDONIA MONTECELIO – LIVORNO 0 a 2 (0 a 0)
Guidonia Montecelio (3-5-2): Avella; Vitturini (32′ st Stefanelli), Frascatore, Esempio; Viteritti, Tascone (23′ st Bernardotto), Santoro (41′ st Russo), Sannipoli (23′ st Tessiore), Zappella (41′ st Spavone); Starita, Zuppel. Panchina: Stellato; Marchioro, Mulè, Mastrantonio, Franchini. All. Ginestra.
Livorno (4-3-1-2): Seghetti; Mawete (41′ st Gentile), Noce, Baldi, Falasco; Luperini, Hamlili (27′ st Biondi), Marchesi (46′ st Panaioli); Peralta (27′ st Odjer); Di Carmine, Dionisi (46′ st Bonassi). Panchina: Tani, Ciobanu; Ghezzi, Panattoni, Antoni, Haveri. All. Venturato.
Marcatori: 20′ st Dionisi (L) 29′ st Biondi (L)
Arbitro: Vailati di Crema
Note: Ammoniti Falasco (L) Tascone (G) Mawete (L) Esempio (G); Angoli 2-5. Recuperi 0′ pt e 5′ st.
La FC Pistoiese espugna il campo del Sasso Marconi imponendosi per 1-4 al termine di una gara a senso unico, dominata dagli arancioni dai primi istanti di gara fino al triplice fischio.
L’US Città di Pontedera è lieta di annunciare l’ingaggio del calciatore Jeremy Mbambi.
Difensore centrale di nazionalità belga, classe 2008, arriva a titolo temporaneo dal Pisa Sporting Club. Mbambi era arrivato a Pisa l’estate scorsa, prelevato dal KAA Gent, e nei primi mesi italiani ha collezionato 6 presenze e 3 gol in Primavera 2, oltre ad esordire in Prima Squadra giocando 90′ in Pisa-Torino di Coppa Italia.
Giocatore dotato di fisico e leadership, è stato capitano dell’Under 17 belga e attualmente è nel giro della Nazionale Under 18.
La Fiorentina comunica la scomparsa del Presidente Rocco B. Commisso.
Con grande dolore e tristezza la famiglia Commisso con la moglie Catherine, i figli Giuseppe e Marisa e le sorelle Italia e Raffaelina, comunicano la scomparsa del Presidente Rocco B. Commisso.
Dopo un prolungato periodo di cure, il nostro amato Presidente ci ha lasciati ed oggi tutti ne
piangiamo la scomparsa.
Per la sua famiglia è stato un esempio, una guida, un uomo leale e fedele che accanto a sua
moglie Catherine ha raggiunto il traguardo di 50 anni di matrimonio e con i suoi figli è stato un padre severo e amabile, come era il suo carattere, dolce e deciso.
Il suo amore per la Fiorentina è stata la cosa più bella che si è regalato, passando giornate
indimenticabili con i ragazzi e le ragazze delle squadre giovanili, con una carezza e un sorriso
sempre per tutti. Inarrestabile, ha lavorato fino agli ultimi giorni, dedicandosi alle sue aziende Mediacom e Fiorentina e al futuro di queste.
Il calcio era il suo amore e la Fiorentina lo è diventata sette anni fa quando Rocco ha preso il
comando del club Viola e ha iniziato ad amare i suoi tifosi, i colori e la città di Firenze.
‘Chiamatemi Rocco’ aveva semplicemente detto a tutti, con la sua straordinaria empatia. Ed è sempre stato vicino a Firenze e ai fiorentini, nella quotidianità e anche nel periodo più difficile dell’emergenza Covid quando la campagna ‘Forza e Cuore’ ha destinato ingenti donazioni agli ospedali cittadini.
Il Rocco B. Commisso Viola Park, la casa della Fiorentina, vivrà per sempre portando il suo nome. Un segno indelebile dell’affetto e della voglia di guardare al futuro dei giovani. Proprio i ‘suoi’ ragazzi che sono cresciuti nel vivaio, conquistando trofei giovanili e proseguendo il
proprio percorso nelle prime squadre maschili e femminili della Fiorentina. Sotto la sua
guida la Fiorentina ha raggiunto due finali di Conference League e una finale di Coppa Italia.
La famiglia Commisso desidera ringraziare tutti coloro che gli sono stati vicino in questi
momenti così delicati ed è certa che il ricordo e la memoria di Rocco rimarrà per sempre nei
cuori delle tante persone che gli hanno voluto bene e che hanno passato momenti difficili e
momenti bellissimi insieme a lui.
Un pensiero grande in un momento così triste va a tutte le persone della Fiorentina, staff,
giocatori, dipendenti, a tutti le persone che conoscevano Rocco, a tutto il popolo viola e
soprattutto a tutti quei ragazzi e quelle ragazze che continueranno a portare in Italia e nel mondo i colori viola e il ricordo del nostro Rocco.
EMPOLI(3-4-2-1) – 21 Fulignati; 20 Lovato, 34 Guarino, 5 Obaretin; 7 Elia (dal 27′ st 24 Ebuehi), 18 Ghion (dal 27′ st 6 Degli Innocenti), 32 Haas (dal 14′ st 25 Ignacchiti), 27 Moruzzi; 10 Ilie (dal 35′ st 77 Popov), 15 Ceesay (dal 14′ st 11 Shpendi); 19 Nasti. A disp. 1 Perisan, 12 Gasparini; 2 Curto, 29 Tosto, 79 Carboni; 14 Yepes; 99 Bianchi. All. Alessio Dionisi
SUDTIROL(3-5-2) – 31 Adamonis; 94 El Kaouakibi, 28 Kofler, 34 Veseli; 79 Molina, 21 Tait (dal 18′ st 26 Frigerio), 18 Tronchin, 17 Casiraghi (dal 18′ st 89 Crnigoj), 7 Zedadka (dal 29′ st 24 S. Davi); 33 Merkaj (dal 23′ st 99 Verdi), 9 Pecorino (dal 19′ st 90 Odogwu). A disp. 1 Poluzzi; 3 Bordon, 46 Brik, 23 F. Davi, 8 Mallamo, 4 Mancini, 19 Pietrangeli. All. Fabrizio Castori
Arbitro: Sig. Kevin Bonacina di Bergamo (Scatragli-Fontani | IV Uff.le Nigro – VAR Monaldi/Paganessi)
Marcatori: al 24′ 9 Pecorino (S).
Note: Angoli Empoli 8 Sudtirol 4. Ammoniti: al 19′ 7 Zedadka (S), al 45′ 33 Merkaj (S); al 1′ st 21 Tait (S), al 36′ st 99 Verdi (S), al 41′ st 18 Tronchin (S). Espulsi: nessuno. Recupero: 1′ pt – 5′ st. Spettatori: 5.760.
Che la partita potesse rappresentare la classica buccia di banana sulla quale poter scivolare, e farsi male, lo avevamo capito anche alla vigilia: lo avevamo intuito soprattutto con l’ausilio delle parole del prepartita di mister Alessio Dionisi, che non si fidava delle qualità del Sudtirol di Fabrizio Castori, che in trasferta, prima di Empoli, aveva vinto due volte soltanto, ma che in dieci partite aveva perso altrettante sole due volte.
Squadra arcigna quella altoatesina, fisica, prestante, e che poteva mettere in seria difficoltà proprio dal punto di vista fisico questo Empoli che, superiore dal punto di vista qualitativo e tecnico, non ha ancora una sua identità precisa. Il progetto tecnico che stiamo vivendo in questa stagione è un qualcosa di ibrido, un mezzo fallimento della direzione sportiva dell’ultimo anno e mezzo vissuto, che infatti fa già parte del passato: non è un caso il recente ribaltone nel ruolo di Direttore Sportivo. Non ci eravamo fatti ingannare dalla bella prova di Cesena, e anche dal risultato, figlio della prestazione generosa e di cuore, ma anche di alcuni episodi (vedi il salvataggio di Nasti sulla riga di porta, ndr) che erano andati per il verso giusto.
Questo pomeriggio, sferzato da una fastidiosa brezza di grecale, gli episodi sono andati in direzione opposta: al primo affondo degli ospiti (24′), sugli sviluppi del terzo angolo battuto, la difesa azzurra non è stata ermetica, anzi, e Pecorino ha infilato l’incolpevole Fulignati segnando la rete che ha condannato l’Empoli alla seconda sconfitta casalinga nelle ultime tre gare giocate in casa.
E’ bastato un solo tiro verso lo specchio della porta ai portacolori di Bolzano per conquistare l’intera posta in palio. L’Empoli, privato dal primo minuto di Degli Innocenti e Shpendi per problemini riscontrati in settimana, orfani di Pellegri (probabilmente per sempre, ndr), e con le defezioni di Indragoli, Saporiti e Konate, si è affidato a Nasti per l’attacco con il supporto di Ceesay e Ilie (impalpabili entrambi, ndr), e con la coppia Haas e Ghion in regia. Sul perché il tecnico abbia optato per la titolarità dello svizzero proprio in questa partita così maledettamente complicata, e non sul rientro dopo la squalifica dello spagnolo Yepes, poi rimasto tutta la partita in panchina, resta un mistero. Fatto sta che il primo tempo termina con gli ospiti già in vantaggio e con qualche fischio piovuto dagli spalti al rientro dentro gli spogliatoi.
Leggermente meglio il secondo tempo degli azzurri, almeno un po’ più pimpanti, soprattutto dopo l’inserimento di Shpendi. Empoli con i giri motore un po’ più sostenuti, ma anche un Sudtirol che con il lento passare del tempo calava di intensità, arretrando di parecchi metri il proprio baricentro. Ne vengono fuori però solo due occasioni un po’ più interessanti: un tiro di Nasti, una deviazione di testa di Guarino respinta con metodi “pallavolistici” dall’estremo difensore ospite e null’altro di eclatante, tanto che il pubblico empolese si è scaldato timidamente solo quando è stato chiamato in campo il “baby” del 2007, ma con un fisico imponente, al nome di Popov.
Inutile illuderci, sognare non costa niente certo, ma forse per quest’anno è giusto restare il più obiettivi e realistici possibili: l’Empoli non ha ancora una chiara identità, come già scritto, e specialmente in un campionato di Serie B sempre difficile e complesso fare bene senza un’identità precisa è molto difficile. D’altronde anche nell’inno azzurro, scritto e cantato da Andrea Maestrelli, c’è un chiaro passaggio in cui si allude a questo fattore, senza il quale far bene per l’Empoli resta una chimera. Giusto poi sottolineare anche che non andare in Serie A, ma anche non approdare ai Play Off, non sarebbe un fallimento sportivo, alla luce soprattutto dei tanti avvicendamenti degli ultimi mesi e delle tante problematiche in cui è impegnato il club, quelle economiche (il non mercato della scorsa stagione ne è un esempio, ndr) e quelle organico-dirigenziali.
Fallimento sportivo sarebbe non tornare subito con la Primavera nella Serie A di categoria, ecco quello sarebbe un fallimento per un club che giustamente sbandiera di far parte di un cerchio ristretto a circa dieci top club giovanili d’Italia e nei cinquanta d’Europa: rappresenterebbe uno smacco per il club, un peccato mortale sportivamente parlando da evitare. Ecco perché questo sabato viene catalogato tra le giornate sportive amare: lo 0-1 della prima squadra con il Sudtirol fa male, ma può rientrare nella logica delle cose che possono accadere; come nel recente passato è successo con l’Albinoleffe (1-3 nel 2010), con il Cittadella, il Portogruaro o la Virtus Entella (ricordate l’1-5?). Il 2-2 casalingo della Primavera con il modesto Ascoli, tra l’altro con doppia rimonta, invece fa più male, perché non avere la massima rappresentazione del settore giovanile azzurro in prima fascia può mettere a repentaglio la stessa sopravvivenza del club, che da sempre ritiene, giustamente, il proprio vivaio unica vera linfa per restare competitivo a certi livelli.
Fonte: gabrieleguastella.it
Ilie al tiro contro il Sudtirol: prova opaca del rumeno. Il numero 10 azzurro, in prestito dal Nizza, stenta a decollare e per ora resta una delusioni più grandi della stagione (Credit Ph EFC 1920)
Un Chico Dionisi da urlo trascina il Livorno che a Guidonia rompe il tabù trasferta e regala agli amaranto un successo lontano dal “Picchi” che mancava da settembre (0-1 sul campo del Bra) nonché la prima gioia di questo 2026.
Venturato lancia subito dal 1′ l’ultimo arrivato Falasco e conferma Luperini al fianco di Hamlili e Marchesi. Padroni di casa con Zuppel e Starita a guidare l’attacco.
Il Livorno parte forte e al 20′ va vicino al gol con Dionisi che su punizione chiama Avella alla parata. La risposta del Guidonia arriva alla mezzora con Sannipoli ma Seghetti è bravissimo a opporsi. In avvio di ripresa è ancora Dionisi a rendersi pericoloso ma il suo tiro termina di poco a lato. Intorno al 15′ la “sliding door” che indirizza la partita: il Guidonia trova la rete del vantaggio con una deviazione da distanza ravvicinata di Starita ma l’arbitro annulla per un evidente fuorigioco della punta laziale. Passa un pugno di secondi ed è il Livorno a trovare il gol con Dionisi che ben servito da Marchesi fa secco Avella. Il gol galvanizza il Livorno e stordisce il Guidonia e poco prima della mezzora arriva anche il raddoppio con Biondi – entrato da due minuti al posto di Hamlili – che capitalizza al meglio uno spunto irresistibile di un super Dionisi che salta avversari come birilli per poi offrire al compagno un assist al bacio, palla nell’angolino basso fuori dalla portata di Avella. Guidonia zero, Livorno due.
I padroni di casa ci provano ma i ragazzi di Venturato si difendono con ordine e non concedono praticamente niente al Guidonia che conferma il suo pessimo rendimento interno. Gli amaranto, invece, festeggiano per un successo fondamentale per tenere a distanza di sicurezza la zona playout e, soprattutto, rompono un tabù esterno che stava cominciando a diventare molto pesante. E la classifica, adesso, fa un po’ meno paura.
GUIDONIA MONTECELIO – LIVORNO 0 a 2 (0 a 0)
Guidonia Montecelio (3-5-2): Avella; Vitturini (32′ st Stefanelli), Frascatore, Esempio; Viteritti, Tascone (23′ st Bernardotto), Santoro (41′ st Russo), Sannipoli (23′ st Tessiore), Zappella (41′ st Spavone); Starita, Zuppel. Panchina: Stellato; Marchioro, Mulè, Mastrantonio, Franchini. All. Ginestra.
Livorno (4-3-1-2): Seghetti; Mawete (41′ st Gentile), Noce, Baldi, Falasco; Luperini, Hamlili (27′ st Biondi), Marchesi (46′ st Panaioli); Peralta (27′ st Odjer); Di Carmine, Dionisi (46′ st Bonassi). Panchina: Tani, Ciobanu; Ghezzi, Panattoni, Antoni, Haveri. All. Venturato.
Marcatori: 20′ st Dionisi (L) 29′ st Biondi (L)
Arbitro: Vailati di Crema
Note: Ammoniti Falasco (L) Tascone (G) Mawete (L) Esempio (G); Angoli 2-5. Recuperi 0′ pt e 5′ st.
La FC Pistoiese espugna il campo del Sasso Marconi imponendosi per 1-4 al termine di una gara a senso unico, dominata dagli arancioni dai primi istanti di gara fino al triplice fischio.
L’US Città di Pontedera è lieta di annunciare l’ingaggio del calciatore Jeremy Mbambi.
Difensore centrale di nazionalità belga, classe 2008, arriva a titolo temporaneo dal Pisa Sporting Club. Mbambi era arrivato a Pisa l’estate scorsa, prelevato dal KAA Gent, e nei primi mesi italiani ha collezionato 6 presenze e 3 gol in Primavera 2, oltre ad esordire in Prima Squadra giocando 90′ in Pisa-Torino di Coppa Italia.
Giocatore dotato di fisico e leadership, è stato capitano dell’Under 17 belga e attualmente è nel giro della Nazionale Under 18.
La Fiorentina comunica la scomparsa del Presidente Rocco B. Commisso.
Con grande dolore e tristezza la famiglia Commisso con la moglie Catherine, i figli Giuseppe e Marisa e le sorelle Italia e Raffaelina, comunicano la scomparsa del Presidente Rocco B. Commisso.
Dopo un prolungato periodo di cure, il nostro amato Presidente ci ha lasciati ed oggi tutti ne
piangiamo la scomparsa.
Per la sua famiglia è stato un esempio, una guida, un uomo leale e fedele che accanto a sua
moglie Catherine ha raggiunto il traguardo di 50 anni di matrimonio e con i suoi figli è stato un padre severo e amabile, come era il suo carattere, dolce e deciso.
Il suo amore per la Fiorentina è stata la cosa più bella che si è regalato, passando giornate
indimenticabili con i ragazzi e le ragazze delle squadre giovanili, con una carezza e un sorriso
sempre per tutti. Inarrestabile, ha lavorato fino agli ultimi giorni, dedicandosi alle sue aziende Mediacom e Fiorentina e al futuro di queste.
Il calcio era il suo amore e la Fiorentina lo è diventata sette anni fa quando Rocco ha preso il
comando del club Viola e ha iniziato ad amare i suoi tifosi, i colori e la città di Firenze.
‘Chiamatemi Rocco’ aveva semplicemente detto a tutti, con la sua straordinaria empatia. Ed è sempre stato vicino a Firenze e ai fiorentini, nella quotidianità e anche nel periodo più difficile dell’emergenza Covid quando la campagna ‘Forza e Cuore’ ha destinato ingenti donazioni agli ospedali cittadini.
Il Rocco B. Commisso Viola Park, la casa della Fiorentina, vivrà per sempre portando il suo nome. Un segno indelebile dell’affetto e della voglia di guardare al futuro dei giovani. Proprio i ‘suoi’ ragazzi che sono cresciuti nel vivaio, conquistando trofei giovanili e proseguendo il
proprio percorso nelle prime squadre maschili e femminili della Fiorentina. Sotto la sua
guida la Fiorentina ha raggiunto due finali di Conference League e una finale di Coppa Italia.
La famiglia Commisso desidera ringraziare tutti coloro che gli sono stati vicino in questi
momenti così delicati ed è certa che il ricordo e la memoria di Rocco rimarrà per sempre nei
cuori delle tante persone che gli hanno voluto bene e che hanno passato momenti difficili e
momenti bellissimi insieme a lui.
Un pensiero grande in un momento così triste va a tutte le persone della Fiorentina, staff,
giocatori, dipendenti, a tutti le persone che conoscevano Rocco, a tutto il popolo viola e
soprattutto a tutti quei ragazzi e quelle ragazze che continueranno a portare in Italia e nel mondo i colori viola e il ricordo del nostro Rocco.
Domenica 12 aprile, dalle 15.00, Ditonellapiaga sarà ospite di Giordano Vaccari nell'Happy Hour. Ci parlerà del suo nuovo album Miss Italia.
Potrete ascoltarla in radio...