EMPOLI (3-5-2) – 21 Fulignati; 20 Lovato, 34 Guarino, 5 Obaretin; 26 Candela, 25 Ignacchiti, 14 Yepes (dal 24′ st 6 Degli Innocenti), 8 Magnino (dal 1′ st 10 Ilie), 7 Elia (dal 9′ st 24 Ebuehi); 11 Shpendi (dal 1′ st 19 Nasti), 17 Fila (dal 29′ st 77 Popov). A disp. 1 Perisan; 2 Curto, 4 Romagnoli, 28 Indragoli; 15 Ceesay, 32 Haas; 70 Saporiti. All. Alessio Dionisi
JUVE STABIA (3-5-2) – 1 Confente; 33 Giorgini, 21 Kassama (dal 1′ st 14 Dalle Mura), 6 Bellich; 24 Carissoni, 98 Mosti, 29 Correia, 8 Zeroli (dal 1′ st 55 Leone), 77 Cacciamani (dal 43′ st 2 Ricciardi); 7 Burnete (dal 16′ st 90 Okoro), 9 Gabrielloni (dal 27′ st 37 Maistro). A disp. 16 Signorini, 23 Boer; 17 Ciammaglichella, 76 Mannini, 70 Matheu, 28 Torrasi. All. Ignazio Abate
Arbitro: Sig. Valerio Crezzini di Siena (Regattieri-Rinaldi | IV Uff.le Burlando – VAR Nasca/Giua)
Marcatori: 11′ 20 Lovato (E); 12′ st 55 Leone (JS), al 19′ st Carissoni (JS).
Note: Angoli Empoli 5 Juve Stabia 3. Ammoniti: al 35′ st 20 Lovato (E). Espulsi: nessuno. Recupero: 1′ pt – 5′ st. Spettatori: 5.800.
Partiamo dalla fine. Mentre il cielo scarica goccioline di pioggia e gioca a nascondere le stelle di una notte di febbraio, si presenta in sala stampa, nel ventre di un Carlo Castellani sempre meno “fortino” come una volta, il numero venti Matteo Lovato. La conferenza sembra essere la solita di sempre, ma è solo apparenza, perché il numero venti azzurro decide di alzare i toni; non ci sta, è amareggiato, ma anche arrabbiato: la frase meno “pesante” è un “non possiamo perdere una partita dove gli avversari non fanno niente per vincerla”; la frase “siamo stati spettatori”, quella in cui denuncia una mancanza di “voglia dentro” sono un j’accuse di quelli forti, importanti.
La partita, quello che è successo dentro al campo, obiettivamente, almeno stasera, passa in secondo piano rispetto a quanto abbiamo sentito in sala stampa. Anche perché i concetti espressi da Lovato vengono ripetuti anche da Dionisi, lì per lì dopo un po’ di stupore del tecnico (“certe cose dovrebbero restare dentro lo spogliatoio”, ndr), solo da un certo momento in poi, e cioè da quando il sottoscritto ha comunicato al mister azzurro che Lovato aveva avuto parole forti per descrivere il momento. Ma alla fine il succo è il medesimo: mettere in campo il cuore, l’attaccamento alla maglia, e quindi alla causa, dare una mano al compagno di squadra e non, viceversa, attendersi l’aiuto a prescindere dal compagno. Insomma aria poco serena. Aggiungiamo, poi, che la prossima gara casalinga con la Reggiana, vero e proprio scontro-salvezza in programma domenica sempre al Castellani, si apre non nel migliore dei modi: oltre a Pellegri, Dionisi dovrà fare a meno ancora di Moruzzi e Ghion, e da stasera anche di Elia, e probabilmente anche a Ceesay che contro la Juve Stabia si è accomodato in panchina solo per riempire una casella che altrimenti sarebbe rimasta vuota. Di Bianchi ormai inutile parlare: resterà un mistero.
LA PARTITA – La partita? Sì, proviamo a raccontare qualcosa. Dieci minuti di studio poi, al minuto 11 il cross di Elia ed il colpo vincente di Lovato. Sembra la serata di un possibile rilancio: Juve Stabia poco intensa, Empoli che crea in ripartenza altre due palle gol. La prima è addirittura un contropiede tre contro uno, Elia e Shpendi ai lati di Fila che avanza fin dentro l’area di rigore ed anziché servire uno dei due compagni meglio piazzati si infila nell’imbuto dell’unico difensore campano, per poi farsi ribattere il tiro, tra le imprecazioni dei quasi seimila del Carlo Castellani. La seconda occasione è uno spreco sottoporta di Shpendi. Così il primo tempo finisce “solo” 1-0 per gli azzurri e la Juve Stabia, rientrata dagli spogliatoi con due cambi proprio come quelli operati da Dionisi (fuori Magnino e Shpendi giudicati non in grado di proseguire per le fatiche di sabato scorso a Palermo, ndr), senza fare eccessi nel giro di sette minuti tra il minuto 12 e quello 19 la ribalta con Leoni e Carissoni. L’Empoli va completamente in tilt, spettatore della partita, usiamo la definizione di Lovato, ed insulto, si avete letto bene insulto, alla propria storia e all’immagine di una maglia che per tradizione significa coraggio, cuore, senso di appartenenza e orgoglio.
Ma forse le colpe non finiscono qui: c’è altro. La società non è esente, la proprietà neppure: negli ultimi anni il club è stato “svuotato” della sua essenza, di quell’empolesità che in certi frangenti fa da scudo, barriera corallina indispensabile per la difesa dei propri valori; insomma si è accresciuta l’immagine, che per carità ci può stare, ma senza un equilibrio con la sostanza, quel che conta davvero. Un “decadimento” che inavvertitamente diventa un messaggio sbagliato a tutto l’ambiente ed inevitabilmente anche al gruppo squadra, un gruppo lavoro che forse si sta limitando al proprio compitino, senza aver capito che con il compitino si va incontro ad una disfatta assoluta.
Fonte: gabrieleguastella.it













