PADOVA (3-5-2) – 22 Sorrentino; 32 Sgarbi (dal 1′ st 72 Faedo), 5 Perrotta, 58 Pastina; 17 Capelli (dal 27′ st 18 Ghiglione), 8 Fusi (dal 27′ st 23 Di Maggio), 6 Crisetig, 7 Varas, 30 Favale; 20 Bortolussi, 77 Di Mariano (dal 19′ st 24 Caprari). A disp. 1 Mouquet, 14 Fortin; 4 Belli, 13 Boi, 86 Giunti, 90mLo Biundo, 11 Seghetti, 55 Villa. All. Roberto Breda
EMPOLI (4-4-2) – 21 Fulignati; 24 Ebuehi (dal 27′ st 7 Elia), 34 Guarino, 20 Lovato, 27 Moruzzi (dal 42′ st 19 Nasti); 26 Candela, 18 Ghion, 14 Yepes (dal 36′ st 32 Haas), 8 Magnino (dal 36′ st 5 Obaretin); 11 Shpendi, 77 Popov (dal 27′ st 17 Fila). A disp. 1 Perisan; 2 Curto, 4 Romagnoli; 6 Degli Innocenti, 15 Ceesay, 70 Saporiti; 99 Bianchi. All. Fabio Caserta
Arbitro: Sig. Daniele Perenzoni di Rovereto (Galimberti-Colaianni / IV Uff.le Cerea – VAR Serra/Pairetto)
Marcatore: al 39′ st 20 Bortolussi (P).
Note: Angoli Padova 4 Empoli 4. Ammoniti: al 36′ 34 Guarino (E); al 18′ st 72 Faedo (P), al 28′ st all. R. Breda (P), al 40′ st 20 Bortolussi (P). Espulsi: nessuno. Recupero: 1′ pt – 4′ st. Spettatori: 10.500.
Di Gabriele Guastella
Mentre scrivo questo pezzo, in chiusura di una domenica calcistica che vive sul filo del rasoio tra il “letteralmente da buttare via” ed il “da tenere a memoria per il futuro”, che poi dipenderà dall’esito finale della stagione, vengo assalito da alcuni dubbi, e conseguentemente anche da alcune domande, che prendono d’assalto i miei pensieri; in realtà è bene precisare che tra le righe più volte da molti mesi avevo lanciato grida d’allarme in merito ad alcune “carenze” caratteriali non solo della squadra ma di tutto l’ambiente.
In fin dei conti questa squadra può essere lo specchio infelice di alcune scelte del club compiute negli ultimi anni: svuotato di uomini “chiave” dal suo interno, che ha perso il contatto aumentando la distanza con la città, e che ha perso alcuni “valori” che le avevano permesso nel ventennio precedente di fare la differenza con altre piazze sulla carta più blasonate. Una squadra senza anima, né carne né pesce, encefalogramma pressoché piatto. Ed è forse quella di quest’anno la stagione della resa dei conti definitiva con la frase tanto decantata “siamo l’Empoli 2.0”: un fallimento, e chi se ne frega dei quattro anni di A, della salvezza all’ultimo respiro con la Roma, dei due campionati vinti in B. Grazie, eccome se grazie, certo, ma se il prezzo da pagare poi è salatissimo preferisco pane e salame, fare le feste nei circoli e restare l’Empoli 1.0, profilo basso, lavoro certosino, ed orgoglio assicurato, come il ventennio precedente, appunto. La speranza, questa concedetemela, la speranza intendo di venirmi concessa, è che la resa dei conti definitiva non comporti la retrocessione in Serie C, che ad Empoli non si vede da trent’anni; orgoglioso l’ho detto ad un collega che oggi a Padova al termine della partita me lo ha espressamente chiesto: “da quanto l’Empoli non gioca un campionato di Serie C?”, toccando tutto quello che c’era da toccare, e con schiena dritta e fissandolo negli occhi gli ho risposto “con quest’anno fanno trenta precisi”; su questo argomento l’ho già più volte detto e scritto, sprofondare in Serie C per l’Empoli potrebbe significare molto di più di una semplice retrocessione sportiva.
Eppure, nonostante queste premesse, nonostante l’ambiente lo inizi a percepire, ci sono gli attori principali di questo “teatrino” che forse non son consci fino in fondo del dramma sportivo che si sta consumando in riva all’Arno. Settimana dopo settimana, partita dopo partita, la squadra allenata prima da Pagliuca, poi da Dionisi, ora da Caserta sta sprofondando sempre più giù in classifica, sempre più pericolosamente a ridosso del baratro.
L’ultima nefasta puntata di questo dramma calcistico si è consumato a Padova, in un Euganeo vestito a festa per l’inaugurazione di una curva oscena (più somigliante ad un capannone con annesso ingresso ad un centro commerciale discount che ad un pezzo di uno stadio, ndr), contro una squadra piena zeppa di assenze pesanti, e che arrivava da cinque sconfitte consecutive.
Eppure l’Empoli è riuscito a dare il peggio di sé: un paio di occasioni nel primo tempo, una traversa scheggiata nella ripresa da Popov, e poi una miriade di errori incalcolabili in ogni zona di campo, Fulignati che para tutto quel che può fino a quando deve arrendersi ad una difesa empolese inguardabile in occasione della rete decisiva dei veneti, quella che arriva a sei minuti dalla fine di uno spareggio salvezza a cinque giornate dalla fine. In una partita del genere, a sei minuti dalla fine, i palloni volano in tribuna, così come in campo pur di portare un punto a casa che potrebbe valere molto di più in punto, devono volare i cartellini gialli, e le caviglie degli avversari. E’ brutto da scrivere, è scorretto, è antisportivo? No signori, si chiama spirito di sopravvivenza, perché quando devi lottare per una salvezza in Serie B da strappare in ogni modo, con le unghie o con i denti, e lo fai indossando la maglia di un club che negli ultimi trent’anni ha fatto solo Serie A o Serie B, ha vinto tre campionati cadetti, disputando una Coppa Uefa ed una semifinale di Coppa Italia, tu per quella maglia devi giocare come se al mondo avessi solo quella possibilità.
Mi chiedo se quando al loro ritorno si sono ritrovati trecento tifosi ad attenderli allo stadio, non proprio felicissimi, si siano resi conto o no del disastro che stanno combinando, se si sia accesa in loro la lampadina dello spirito d’orgoglio, o se vogliamo anche di quello della dignità. Sì dignità, avete letto bene, perché non è questione di un risultato sportivo, nello sport e nel calcio in genere che è esempio di vita, si vince e si perde, ma lo si fa cercando di dare il massimo, non limitarsi al proprio “compitino” e provando a gettare il cuore oltre l’ostacolo: con voglia, con grinta, con determinazione, con rabbia, con fame e ambizione. Le scuse sono finite, insieme alla pazienza… e domenica contro l’Entella Chiavari forse da Empoli passa l’ultimo treno buono per dare due schiaffi al destino e provare ad evitare il disastro.











